Emma Thompson è una delle migliori attrici in circolazione e McEwan è uno degli autori culto della letteratura contemporanea inglese.

Difficile pensare che non si siano incrociati in qualche occasione mondana, qualche cena, qualche festa, qualche premiazione, non abbiano discusso della cosa, non si siano confrontati.

In che modo questo ha potuto, se ha influito, influire sulla interpretazione che la Thompson ha dato di Fiona Maye? Non avendo letto il libro, non so dire se la Fiona di Emma sia meglio o peggio della Fiona di Ian? Ci ha aggiunto qualcosa? Ci ha tolto qualcosa?

Marcoaldi sul sito dell’Einaudi dice che del personaggio di Fiona di Ian ci si innamora subito. Anche la Fiona di Emma è affascinante nelle sua femminilità trattenuta, nella perfezione della sua dizione, nella eleganza dei suoi tubini neri e del suo trucco leggero. Ma il film, e immagino il libro, è teso e peso come quelle pietanze adorate che ti sia piazzano sullo stomaco e a fatica si dimenticano.

Decidere di dividere due gemelli siamesi sapendo che così facendo uno dei due morirà. Decidere se autorizzare delle trasfusioni a chi non le vuole fare. Oppure, caso letto ieri l’altro sul Times, decidere se uno stupratore seriale abbia o meno diritto a vedere il figlio nato da un suo stupro. Fiona Maye è un giudice che di questo si occupa. 

Onore e gloria, quindi, a McEwan che ci ricorda che la nostra società si basa anche sul sacrificio di persone che dedicano la propria vita a cercare di rendere razionale l’irrazionale, a sbrogliare matasse emotive e dilemmi morali da lasciare atterriti e sgomenti e non fare dormire notti intere.

Non importa se poi il proprio matrimonio va a rotoli, se il coniuge, sul fare dei sessanta, senta la propria vita scivolare, cerchi altrove riconoscimenti e affetti e gioia e leggerezza introvabili in casa propria, vicino a quella donna che passa le serate a studiare le carte per il giorno successivo e va a letto presto e sola.

Da questo punto di vista il libro e il film fotografano una nuova dimensione femminile? Anche, certo. In passato eravamo pieni di uomini dediti solo al lavoro e di mogli “leggere” che trovavano fuori dal matrimonio affetto e gratificazioni. Qui è il contrario. Anche se per poco.

Ma il fuoco dell’immagine è sul ragazzo, sul diciasettenne che rifiuta le trasfusioni e che la giudice Maye condanna alla vita, applicando nella sostanza il Children Act, che pone il benessere del minore al di sopra di ogni cosa. Il benessere del minore che non vuole le trasfusioni e che quindi rischia la vita. Fiona Maye, la razionale, decide per una eguaglianza vita benessere che non si rivelerà tale. Se vogliamo, Fiona con la propria sentenza gli dona una nuova vita, fuori da quella comunità di matti che lo lasciava morire. Lo estrae come con un forcipe. Gli regala possibilità. E poi non lo assiste oltre. Non lo cresce alla vita. Anche se lui glielo chiede. Ha fatto il suo lavoro,  ma, fatto questo, non è più compito suo. Adesso è compito di altri. Dei genitori di lui o di altri ancora. Non di lei, che semmai, alle insistenze del ragazzo, prova un turbamento adolescenziale o, come dice il marito, “ti sei innamorata, Fiona”.

Teso e peso, dicevo. Non si ride, certo. Si sorride, forse. Certo ci si commuove e si trattiene il fiato.

Merita il viaggio? La Thompson è di una bravura imbarazzante. Il resto anche no. La figura del marito è tratteggiata. Quella del ragazzo è meglio descritta, ma ci si chiede se esistano ragazzi così nel nuovo millennio, senza un cellulare in mano, senza amici perennemente presenti, con la chitarra e la penna e la carta. Forse tra i Testimoni di Geova. Nelle nostre case, meno, molto meno, mi pare.

In ogni caso se ci si vuol far carezzare da dilemmi morali e pesantezza esistenziale McEwan è un maestro e qui la trascrizione filmica mi pare una buona copia di altre cose che ho letto di lui.

ps: capisco che prendersi la libertà poetica di cambiare il nome della protagonista sarebbe stato forse osteggiato dai puristi, ma l’assoluta perfetta aderenza fonetica tra il giudice Fiona Maye e l’atleta italiana Fiona May a tratti strappa un sorriso. Possibile che McEwan, gran frequentatore dell’Italia come tutti gli inglesi, ignorasse questo nostro personaggio pubblico? O è stata la bellezza dell’atleta italiota a ispirare lo scrittore? C’è una relazione sottile e nascosta? La May è stata l’amante italiana dell’inglese e questo assonanza è un omaggio ad un amore segreto? cazzate e stranezze da rotocalchi rosa.