Continuo:

“C’è una ragione in più per conoscere bene il poema di Dante per prima cosa parte per parte, anche soffermandosi specialmente su quelle parti che piacciono di più a prima vista, dato che non possiamo conoscere esattamente il significato pieno di ciascuna parte senza conoscere il tutto.

Non possiamo comprendere l’iscrizione sopra al cancello dell’Inferno:

Giustizia mosse il mio alto Fattore;
fecemi la divina Potestate,
la somma Sapienza e il primo Amore.

Finché non avremo asceso il sommo del Paradiso e non saremo tornati indietro. Ma possiamo capire abbastanza bene il primo episodio che colpisce la maggior parte dei lettori, quello di Paolo e Francesca, tanto da esserne turbati così come da ogni altra poesia, si dalla prima lettura.

Esso è introdotto da due similitudini della stessa natura esplicativa di quelle che ho appena citato:

E come li stornei ne portan l’ali,
nel freddo tempo, a schiera larga e piena:
così quel fiato gli spiriti mali;

E come i gru van cantando lor lai
facendo in aere di sé lunga riga;
così vidi venir, traendo guai,
ombre portate dalla detta briga;

Noi possiamo vedere e sentire la situazione dei due amanti perduti, anche se non comprendiamo ancora il significato che Dante dà loro. Prendendo tale episodio per se stesso, possiamo trarne tanto quanto leggendo per intero una singola opera di Shakespeare. Non comprendiamo Shakespeare dalla singola semplice lettura, e certamente non leggendo una singola opera. C’è una relazione tra le varie opere di Shakespeare, prese in ordine; ed è un lavoro di anni azzardare anche una singola interpretazione di uno dei temi nel tessuto di Shakespeare. Non è neppure certo che Shakespeare stesso avesse coscienza di cosa fosse. Forse è un tema più vasto di quello di Dante, ma certo meno chiaro. Possiamo leggere con piena comprensione i versi:

Noi leggevamo un giorno per diletto
di Lancillotto come amor lo strinse;
soli eravamo e senza alcun sospetto.
Per più fiate gli occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse,
quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi che mai da me non fia diviso
la bocca mi baciò tutta tremante:

Quando arriviamo a capire dove posizionare questo episodio nell’intera Commedia e vediamo come questa punizione è correlata agli altri castighi e alle penitenze e ai perdoni, possiamo capire meglio la sottile psicologia di questa unica frase di Francesca:

se fosse amico il re dell’universo

o di quest’altra:

amor, che a nullo amato amar perdona

o anche certamente di quest’altro verso già citato:

questi, che mai da me non fia diviso

…”