Forse non tutti sanno chi è Rothko, ma ancora meno sanno chi è Rockwell.
Rothko nasce nel 1903 a Dvinsk (città della Lettonia al confine sud-est con la Russia), ma a dieci anni si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti. Per questo è considerato, giustamente, un pittore americano.
Dopo una serie di dipinti a carattere mitologico (almeno questo è quanto dichiarò a quei tempi), dopo la seconda guerra mondiale Rothko pulì fino all’estremo l’architettura dei propri quadri componendo solo tele che contrapponevano un paio di colori. La leggerezza e la trasparenza di quei colori, che pur sono densamente presenti, è stato uno dei suoi tratti più caratteristici.
Rockwell, newyorkese puro sangua, nacque qualche anno prima, nel 1894. Per tutta la vita si guadagnò da vivere come illustratore del Saturday Evening Post curandone le copertine. La sua particolarità tecnica è stata che per ciascuna copertina Roskwell dipingeva un quadro ad olio di formato normalmente quadrato. Poi questi quadri venivano fotografati e usati come copertina della rivista. I soggetti di questi quadri evidentemente variavano a seconda delle esigenze redazionali della rivista, ma in generale sono realisti (senza eccedere nell’iper-realismo) e soffusi di una grande ironia.
Così come Rothko anche Rockwell all’apice della carriera godette di grandissima fama e stima generale.
Oggi li ho scelti perché mi sembrano i campioni di due modi di interpretare la pittura. Rothko racconta sensazioni. Rockwell racconta storie. Rothko scava in se stesso per arrivare, come diceva, all’intimo. Rockwell cerca l’immagine, quella che buca, colpisce, diverte o ottunde.
Al di là del linguaggio utilizzato dall’uno e dall’altro, se si ritiene che la pittura debba anche raccontare allora si troverà in Rockwell uno straordinario interprete dotato di un tecnica stupefacente. Se invece si ritiene che l’altro da sé non debba essere il soggetto della pittura, se si pensa alla pittura come ad un linguaggio simile alla musica con la sua infinita capacità di coinvolgere emotivamente, allora Rothko è il campione.
Certamente Rockwell ha faticato meno dando corso ad un talento innato che ha seguito forzandolo solo tecnicamente parlando, mentre Rothko ha percorso una lunga strada prima di arrivare alla sua pittura.
In ogni caso senza ombra di dubbio essi sono lo Scilla e Cariddi della pittura del secolo scorso e tra i loro due promontori chiunque faccia pittura oggi deve passare e riflettere.













