A proposito di questo momento del mondo, di quel che leggiamo sui giornali ogni giorno, di questa nostra civiltà che pare essersi avvitata su se stessa mi è venuto da scrivere questa specie di ballata.
Sussurrando ricordo albe erranti
e montagne infinite e fossi
e laghi gialli ghiacciati e mari
così fermamente intensi e freddi
da camminarci sopra tenendoci
stretti mentre il vento menava duro
e colpiva viso, mani, cappello.
Sussurrando ricordo che da laggiù
siamo partiti e mai del tutto
arrivati alla meta chè lontano
è ancora l’equilibrio voluto
(o sognato) che il bimbo scalcia, piange
protesta e ciò che abbiamo imparato
spesso si scioglie e precipita al suolo.
Sussurrando ricordo che salute
e salvezza son per i nostri nonni
la stessa parola perfettamente
perfetta nella dolcezza richiesta
che non c’è salute senza salvezza
e salvezza senza salute, onore
che abbia per questo onore svilito.
Sussurrando ricordo quanto bello
sarebbe (è) vivere con fiducia
che la fiducia sia aria comune
e che le montagne siano finite
e i laghi ghiacciati sciolti nel sole
e il mare, il mare sia solo un ritmo
col quale aspettare danzando
che torni un mattino pieno di luce.
