Trovo sulla rete l’opinione di Cacciari su questo tema. La riporto e ci ragiono un po’.

Dice Cacciari: “Il tema della fine dell’arte è stata equivocata in infiniti modi. Hegel, da cui parte questa idea, non parla mai propriamente di fine dell’arte, dice che entriamo in un’epoca in cui l’arte, la rappresentazione artistica si fa così complessa e pregna di elementi intellettuali, di elementi teorici, di elementi che riguardano la riflessione perde per così dire ogni immediatezza che era propria dell’arte bella, che era propria della nostra idea del bello, il bello si complica infinitamente, perché uno dice “ah che bello insomma, però diciamo è interessante, sembra una battuta, ma non è una battuta, l’interesse per la rappresentazione artistica anche da parte dell’artista è un interesse che è pieno di elementi intellettuali, di una riflessione che può essere filosofica, che può essere sociale, che può essere politica, eccetera, eccetera, no? Che cosa intende dire Hegel: che quest’arte così intellettualizzata non solo perde il suo valore cultuale, di culto, tutta la nostra tradizione ha collegato fino al seicento e all’inizio del settecento alla rappresentazione artistica aveva una funzione di culto, per un lungo periodo e poi appunto è diventata una faccenda privata, privata, ma non privata perché banale, tutt’altro, privata perché ha a che fare con la mia riflessione, con la riflessione mia, del mio io, del mio soggetto, che diventa l’elemento fondamentale anche della creazione artistica.”

Ebbene, iniziamo col ricordare che Hegel…..

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