Ho scritto tre piccoli pezzi che a ben guardare riguardano tutti la mia attuale condizione.
Ecco il primo (il più lungo e il meno diretto). A seguire pubblicherò gli altri due.
(1)
Seguire sentieri tracciati
riconoscendo sugli alberi
le tacche o i segni altrui
dipinti su pietre di lato
e proprio per questo distrarsi
godendo del bosco che canta
e guardare dove la valle
declina o su dove il cielo
tra il verde ci urla bellezza
e così facendo smarrirsi
alla svolta forse non vista
o forse rapiti dal cervo
apparso e scomparso di là
dove l’acqua sembra volare.
Guardarsi intono di nuovo
incerti su cosa sia meglio
risalire o discendere
nel timore di ciò che accadrà.
La sera, infatti, già copre
la parte maggiore del bosco
e noi qui di certo non possiamo
sostare. Notte. Buio. Freddo.
(2)
Tutti seguiamo sentieri tracciati
e se ne siamo distanti tremiamo
finché il loro odore e calore
non fermi la sveglia del tempo: casa.
(3)
Questi essi sono: casa,
casa grande, casa vuota,
casa calda, casa fredda,
ma pur sempre nostra casa.
I sentieri tracciati dagl’altri.
(4)
Ora avanzare nel bosco
quasi a tentoni tenendo
la pila davanti e cercando
ciò che risolva i dubbi
prendendoci per mano fino
ai sentieri tracciati da altri.
(5)
Più fa buio e più di questo
abbiamo bisogno subito.
Più fa buio e più tremiamo.
