Kandinskij (o Kandinsky) all’inizio del secolo scorso scrisse due libri con i quali la maggior parte dei pittori ha dovuto fare i conti.
Lo spirituale nell’arte (1910), oltre a chiamare ad una ribellione dello spirito contro la materia, indica nell’uso dei colori e nel loro significato emotivo e sociale uno dei fondamenti dell’arte e della pittura.
In Punto, linea e superficie (1922), raccolta delle sue lezioni alla Bauhaus, analizza gli altri elementi della composizione pittorica, completando così la grammatica della nuova pittura che si sarebbe sviluppata appieno dopo il secondo conflitto mondiale.
In entrambi spesso si propone un parallelo tra la pittura e la musica, parallelo che non sorprende in chi evocava una sempre maggiore “astrazione” e “spiritualizzazione” del fare pittorico.
In ogni caso gli elementi indicati e, specie il Punto, linea e superficie, analizzati approfonditamente, come dicevo, completano la definizione teorica degli strumenti a disposizione del pittore.
Una delle cose, o meglio l’unica, io credo, che è assente nei testi di Kandinskij è la risultante della combinazione tra colori, linee e superfici (tralascio il punto, in quanto elemento essenziale, ma più teorico che pratico), ovvero il peso che ciascun elemento pittorico assume dalla combinazione di quegli stessi elementi.
Anni fa un amico pittore guardando un mio quadro disse che “stava”. Immaginai allora, e continuo a pensarlo ancora oggi, che intendesse dire che era equilibrato, era solido, si reggeva, stava, aveva peso.
Un quadro quando è ben fatto “sta”. E questa qualità deriva dal bilanciamento (o sbilanciamento – l’equilibrio non è sempre una qualità e comunque non è una qualità assoluta – ancorché secoli di composizione artistica ci hanno educato ad apprezzarlo come un elemento spesso fondativo) dei suoi elementi primari (appunto colori e linee e superfici) in pesi che si contrappongono e reggono.
Il peso di una figura è dato dalla sua estensione, dallo spessore delle sue linee e dalla forza del suo colore.
Le combinazioni di leggerezza e pesantezza nelle figure che compongono il quadro fanno sì che quell’immagine si presenti come “reale” o “inconsistente”.
Parlo di figure non facendo riferimento all’ormai defunta contrapposizione tra astratto e figurativo, ma in senso tecnico come qualsiasi forma ospitata sulla superficie che si presenti come chiusa.




