Questa è una composizione in quattro movimenti. Li pubblicherò in home “a rate”, un pezzo la settimana. Chi voglia precorrere i tempi può leggerla completa cliccando qui.
Prima parte – Infanzia.
Lasciati gli amici, guardare
le stelle. Bimbi sdraiati l’uno
accanto all’altro avvolti nei
caldi sacchi a pelo. Blu profondo,
le stelle infinite. Per la prima volta
sentire, nel silenzio degli
occhi altrui, il suono dell’angoscia.
E ora? Le stelle non sono color
del ghiaccio, né gli ulivi, né il cane,
ma il freddo è in noi, nel nostro
chiedere ad un sordo: la
confusione delle sue risposte a
vanvera spaventa. Grandi le pupille
del nonno morente vedono estranea,
nemica la moglie e la schiaffeggiano
brutali. Poi il nonno salvò noi e
se stesso morendo e ci liberò, così,
dal fantasma insopportabile delle sue
mani. Le immense onde, che minacciavano
la fine del mondo, scomparvero ad un
tratto, lasciandoci più che altro, stupiti.
Dalle finestre illuminano i
prati le risate. L’angoscia del
non senso scolora le tinte più
forti. Pierre si sdraia mollemente
sulla propria donna, riposando
così la mente. Io e Maria nel letto,
al buio, vicini, sensazione di
caldo accogliente mentre spiego i
miei incubi puntuti. Labbra dolci
sulle guance. Devo fare qualcosa
di importante per ingannare
l’attesa. Entrare nei mondi
incantati della ragione,
là dove lo scopo è vicino
e riempie la bocca del proprio
sapore deciso. Come vivere
senza il muro del cielo? Non
dovrei mai guardare le stelle.
Canti di bimbi intorno al
fuoco. La luna. Il sereno. La magia
delle ombre e il calore
accecante distorgono i volti
conosciuti. Sentirsi lontano,
solo nella notte, pauroso
del possibile avvento di verdi
marziani. E la tristezza nasceva
dall’invidia per la spensieratezza
altrui. Tornare nel mondo, di nuovo,
reincarnarsi. La resurrezione
dei corpi. Cristo, con potenza
incredibile, sale al cielo, nel
biancore abbagliante d’un alba.
Rientrato, mi siedo tra i sorrisi.
Il gusto carico del dolcetto
Assorbe lo spirito e torno
ad essere uomo tra gli
uomini, corpo fra i corpi.
Una vera e propria epopea dell’umano che si sente solo, bisognoso d’amore; che trova in questo bisogno, forse, l’unica ragione che vada al di là della ragione. Un romanzo in versi, tra le cui pause, tra i cui accapo ci prende il brivido delle emozioni e della storia: del poeta soprattutto, soprattutto anche la nostra.