Il mio amico Stefano Piantini scrive:

La Germania dopo il massacro della prima guerra mondiale: la Neue Sachlichkeit, la Nuova Oggettività.

Dipinto stra-noto e stra-citato.

Schad mostra una conoscenza profonda e molto fine dell’arte italiana ed in particolare della iconografia del Manierismo Fiorentino. L’artista è in primo piano, seduto su un letto, vestito con una curiosa camicia trasparente, verde, che ci proietta ai colori e al panneggio della pale d’altare di Jacopo Pontormo.

Anche le espressioni dei volti, sospese, spaventate, rimandano ai ritratti del geniale manierista.

A destra, alle spalle del pittore, sul letto, una donna nuda distesa, vista di profilo. Al polso sinistro porta un fiocco nero annodato, precipitato direttamente dalla leggendaria Olympia di Manet. Il viso della donna è straziato da una lunga cicatrice, il corpo e il volto, infatti, non riflettono la Bellezza Ideale simboleggiata dal narciso, che spunta dalla testa di un vaso di vetro.

Lo sfondo è una tenda scura che svela uno scenario di periferia urbana, ciminiere, torri di fabbrica.

A differenza di Otto Dix e George Grosz, Schad preferisce una pittura connessa al reale sino al più piccolo dettaglio, il grottesco, così evidente nei lavori di Grosz e Dix, emerge con forza persino maggiore nella scena e i ritratti, freddi, impauriti, sono una descrizione perfetta, drammatica, della Germania di allora.

Una visione della tenebra che sarebbe presto seguita.