Il Salone del Mobile qui a Milano impone, tra le altre cose, una prosecuzione della riflessione sui rapporti tra disegno, arte, illustrazione e design.

Tra l’altro, più o meno a questo proposito, nel week end giracchiavo al solito sulla rete e ho beccato il sito di una nota galleria milanese dedicata all’Arte Figurativa che definiva il disegno “la prima e più immediata forma d’arte”.

Da un certo punto di vista è certamente così. Da un altro il disegno, la capacità nel disegno, corrisponde per chi come me ama, oltre che la pittura, anche l’arte calcistica ai fondamentali, allo stop, al passaggio di piatto, al lancio lungo, cross in corsa, tiro al volo o da fermo, elementi certamente primitivi, primari del calcio e che debbono essere praticati con costanza e coscienza, ma che di per sè soli non costituiscono il Calcio, così come il disegno non costituisce la pittura, ma ne è elemento essenziale.

Non per nulla il disegno per divenire ciò che per essenza non è, arte, deve essere molto pensato e fermato, riflesso, interiorizzato, asciugato e solo quando esso è tale assurge, alle volte, spesso nelle mani dei grandi, ad altezze invidiabili.

Ma il disegno è anche progetto, idea e come tale si presenta nel design, nelle installazioni che hanno riempito Milano in questi giorni, e come tale è anche alla base di ogni opera d’arte, di ogni olio, acrilico, murale sia stato mai dipinto.

E quindi la domanda: l’illustrazione si ferma prima che parta il lavoro definitivo che rende il progetto, l’idea opera d’arte o seggiola, divano, oggetto?

L’illustrazione è colorare un disegno?

In attesa di una risposta sensata, noto quanto la ricerca e l’uso di materiali e tecniche sia diventato importante per ogni forma artistica, moda, design, installazione o pittura. Stampe sui materiali più vari. Uso di sabbie, colle, pietre. Tessuti mai visti, metalli esotici: questo sembra essere ciò che unisce e non divide le varie espressioni artistiche.