Un quadro sentito questa estate. E finito di dipingere che non è molto. Lavoro poco. Ormai i miei quadri sono figli di genitore attempato e quindi lento, svogliato, distratto. Il titolo del quadro potrebbe essere l’attesa. E’ il sentimento prevalente al quale ho pensato pensandolo e realizzandolo. Attesa e dolore.
L’attesa è densa. Ferma le chiacchiere. Si riempie di detriti. Stoppa. Ferma. Congela. Cuce. Lega. Incolla. Prima discorsi. Dopo discorsi. Magari più sconnessi. Meno fitti. Parole. Diluvio. Dopo. Ecco. Questo è il quadro.
sandro anche questo mi piace tantissimo
ma i tuoi quadri dove sono fisicamente ?
ogni tanto me li vado a guardare, da un paio d’anni o tre credo, insomma da quando mi hai segnalato che erano visibilli in rete. Non erano complimenti di circostanza la prima volta che ti ho detto che mi piacevano molto..
Se qualche volta sono visibili “al pubblico” avvisami, mi piacerebbe prima della demenza senile vederli dal vero. baci.
i miei quadri sono a casa mia o presso gli amici che gentilmente li ospitano. altre attività pubbliche non è ho fatte (mostre, ecc.). Non ci credo tanto. Però se ne vuoi vedere qualcuno ci mettiamo d’accordo e ti mostro quel che mi rimane a casa. grazie per l’apprezzamento. sandro
ancora c’è l’attesa forse non finirà mai ma ora è l’attesa di un ritorno impossibile di un bacio più dato di un respiro sottile che mi fa piangere l’attesa di una voce che ti sembra aver dimenticato
ancora c’è l’attesa forse non finirà mai ma ora è l’attesa di un ritorno impossibile di un bacio più dato di un respiro sottile che mi fa piangere l’attesa di una voce che mi sembra aver dimenticato
la poesia è in te
Lo trovo bellissimo.
Morena, sei sempre troppo buona con me. grazie. sandro
L’ Attesa è tra il prima e il dopo, è consapevolezza che qualcosa deve avvenire, è presa di coscenza che significa e
accredita il ricevere, l’abbattere, o semplicemente l’attraversare
Guardando il tuo quadro, non so perchè, ma mi viene in mente il muro di Berlino, che è stato abbattuto, ma che ancora
noi si attenda il risultato.
Vincenzo
in effetti volendo dare il senso tattile dell’attesa ho costruito un muro fatto di colla e pietre. ma l’attesa da un certo punto di vista è un muro, un muro che devi pazientemente scavalcare per raggiungere al dopo, al presente. quel muro, quello di berlino, l’abbiamo scavalcato da tanto, ma sono d’accordo che qualcosa e qualcuno si sia tanto attardato da essere ancora là in cima. ti saluto, Vincenzo