Cari amici vicini e lontani, ricordato che martedì 27 giugno alle ore 18.30 presso la libreria Tempo Ritrovato di Corso Garibaldi 17 a Milano premieremo i vincitori dell’undicesima edizione e chiacchiereremo con Gloria Pastorino del suo libro Per amore di battuta (Fo e la reinvenzione della lingua scenica) questa settimana abbiamo pubblicato i seguenti posts.

Martedì Claudio Cherin ci ha offerto la propria recensione del romanzo di Martin Amis “La casa degli incontri” (Einaudi), storia di un uomo che in vecchiaia decide di tornare a vedere il Gulag nel quale fu rinchiuso dalla fine della seconda guerra mondiale alla caduta di Stalin. Come scrive Claudio: “La casa degli incontri di Martin Amis è forse un testamento, un memoir, una confessione dove non c’è posto per la malinconia. Il grottesco, la spietatezza e l’humor nero con cui l’io narrante racconta la storia corrode ogni vaga idea di ‘risarcimento’ per una vita passata nel gulag. L’io narrante non ha rimpianti di sorta. Sapeva in qualche modo che per gli orrori commessi (gli stupri, nell’avanzata verso Berlino) quegli anni nel gulag erano necessari.”

Mercoledì, Claudio proseguendo nella sua attività recensoria ci ha raccontato due film. Il primo (Winter Brothers) è la storia di due fratelli legati indissolubilmente, ma altrettanto indissolubilmente in contrasto tra loro, l’uno forte e risolto, l’altro debole e solitario, bell’esempio di cinema danese. Il secondo (Great freedom) è la storia di un omosessuale tedesco finito in campo di concentramento per omosessualità, che finita la guerra torna in carcere per lo stesso motivo. In Germania fino al 1994 l’omosessualità era un reato punibile con la detenzione, detenzione a cui ormai il protagonista del film è talmente abituato da volerci tornare una volta scarcerato definitivamente.

Giovedì siamo passati come sempre alla pittura raccontando della mostra alla Galleria Rubin di Milano dove sono esposte dieci opere di William Congdon. William Congdon, americano, nato nel 1912 da famiglia molto benestante, iniziò la sua avventura artistica come scultore, ma quella avventura durò pochissimo perché presto il nostro passò alla pittura. Congdon è l’unico pittore che io conosca ad aver ripudiato quasi completamente il colore. Lavora sulle terre e sul nero, a tratti sbloccato da bianchi accecanti o da ori fiabeschi. Il nero è stato usato spesso anche da altri e anche da grandissimi, ma Congdon ne fa il suo principale mezzo, quasi che la terra che ci circonda fosse un cupo teatro e la poca luce un miracolo.

Venerdì, infine, abbiamo pubblicato le due classifiche dei dieci post più visti nella settimana scorsa.

Per Prima i Lettori segnalo tra i tanti due libri uno all’opposto dell’altro. Per chi preferisca il romanticismo (inteso come corrente letteraria) più classico, quasi adiacente all’noir, di Gotthel Il ragno nero edito da Adelphi nella recensione di Ramsis Bentivoglio. Per chi, al contrario, voglia solo sorridere e distrarsiBeaton in Agatha Raisin e la casa e la casa infestata.

Per sandrofrera.blog, segnalo, invece, oltre alla bella recensione di Giorgio Secchi dell’ultimo film di Moretti la sezione del libro “Dante” di T. S. Eliot dedicata alla Allegoria e alla metafora in Dante nella nostra traduzione (non risulta infatti che il testo sia stato tradotto in italiano).

Buone letture e buon fine settimana