Mi è capitato tra le mani, estratto a fatica dallo strabordante ripiano della Adelphi (da ragazzi era solo Einaudi; ora non si può dire solo Adelphi, ma certamente molto Adelphi), un libretto di Guenon dal titolo irresistibile per chi come me ama dal liceo il sommo: l’esoterismo di Dante.
La tesi del libro è che nella Divina si celi un messaggio esoterico che si aggiunge agli altri attribuibili al testo. A conferma cita Dante stesso quando nel canto IX dell’Inferno dice:
O voi ch’avete li ‘ntelletti sani,
mirate la dottrina che s’asconde
satto ‘l velame de li versi strani.
Sempre Guenon a questo punto cita il Convivio dove si legge che tutte le scritture, non soltanto quelle sacre, si possono comprendere e devono essere interpretate secondo quattro significati principali.
In generale tutti i commentatori della Commedia concordano nel doversi ricercare, oltre al senso letterale, quello filosofico/teologico e quello politico/sociale, ma così mancherebbe il quarto invocato da Dante stesso.
E per Guenon non c’è dubbio che esso debba essere quello esoterico.
Di qui in poi è tutta una cavalcata attraverso i vari aspetti di una interpretazione potenzialmente esoterica dell’opera, cavalcata che si esplicita attraverso i capitoletti di questo suo libretto (continuo a definirlo tale raggiungendo esso a mala pena le cento pagine in formato tascabile, ovvero 17×11). E così troviamo: 1. la Fede Santa (nel quale si stabilisce che Dante con ogni probabilità era affiliato ai Templari); 2. Parallelismi massonici e ermetici; 3. Dante e il rosacrocianesimo; 4. Viaggi extra-terrestri nelle differenti tradizioni; 5. I tre mondi; 6. I numeri simbolici; 7. I cicli cosmici; 8. Errori delle interpretazioni sistematiche.
Al di là delle varie notazioni e delle varie tesi (nessuna affermata con compiaciuta sicurezza, ma lasciata aperta come spunto di riflessione per il lettore), al solito in Guenon stupisce la vastità del sapere che abbraccia i fondamentali occidentali e orientali.
Nei miei appunti ritrovo il parallelismo tra i tre mondi della fede cristiana e cattolica (inferno, purgatorio e paradiso) con quanto previsto in India con la loro duplice divisione tra inferno, terra e cielo per alcuni e terra, atmosfera e cielo per altri.
Ma anche la corrispondenza tra i tre stati della Chiesa (sofferente, militante e trionfante) con i tre Guna che possono caratterizzare l’esistenza di ciascuno di noi secondo la filosofia hindù: sattwa – conformità all’essenza pura dell’Essere; rajas – impulso che provoca l’espansione dell’Essere; tamas – radice tenebrosa dell’Essere.
Un testo quindi da leggere (e rileggere) per comprendere meglio non solo certi aspetti della Divina, ma anche parte della nostra storia medioevale.
Dalla presentazione dell’editore:
Senza alcuna pretesa di sistematicità, e interessato più a sollevare questioni che a offrire risposte, Guénon volle in questo breve libro far risuonare alcune corde della «dottrina che s’asconde / sotto ’l velame de li versi strani». Dopo aver esaminato le analogie e corrispondenze con gli ordini cavallereschi, il Rosacrucianesimo, l’ermetismo e l’Islam suggerite in passato da studiosi e occultisti, Guénon, fedele al principio secondo cui le somiglianze in realtà dimostrano soltanto «l’unità dottrinale comune a tutte le tradizioni», procede a una geometrica esposizione del simbolismo insito in alcuni temi cruciali della Commedia: i tre mondi, i numeri, il tempo. Ecco allora che l’Inferno appare come ricapitolazione degli stati che precedono logicamente lo stato umano e manifestazione delle possibilità di ordine inferiore che l’essere porta ancora in sé, il Purgatorio come prolungamento dello stato umano e il Paradiso come ascesa agli stati superiori dell’essere, mentre il «mezzo del cammin di nostra vita» diventa occasione per una magistrale spiegazione del «centro» secondo un simbolismo che si riflette con perfetta simmetria nel tempo e nello spazio, nella dottrina dei cicli cosmici basata sulla precessione degli equinozi e nella struttura tripartita dell’universo dantesco. Si tratta, ogni volta, di «fornire un punto di partenza alla riflessione» – ma quella riflessione, che è l’opera intera di Guénon, sarebbe proseguita ancora per molti anni con inesorabile lucidità, nell’intento di «far sentire ai nostri contemporanei la natura angusta e l’insufficienza delle loro concezioni abituali».

Peccato che al liceo non venga nemmeno proposta come lettura.