Sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, veniva citata una affermazione di Barbara Rose, ex musa ispiratrice di una generazione di pittori e oggi critica e docente d’arte contemporanea.

La signora Rose pare abbia detto: «Koons, Hirst, Cattelan? Tutti sopravvalutati. Vogliono fare impressione, ma lo choc non dura nel tempo. I nipotini di Duchamp hanno rovinato l’arte. Basquiat? Vale davvero poco e il mercato è pieno di falsi. Per fortuna la storia e il tempo correggeranno tutto».

Fare impressione.

E’ la stessa sensazione che spesso provo visitando gallerie e mostre d’arte, quasi che la pittura e l’arte in genere si fosse messa di guzzo buono nel cercare d’imitare la filmografia attuale americana, quella che se non ci sono un po’ di effetti speciali non è neanche un film.

All’inizio forse era una deriva di ritorno dalla grande passione per il Romantico che aveva contagiato lettori, spettatori e amanti d’arte. Così poteva spiegarsi tutto un fiorire di grotteschi e di lugubri storpiature del reale. Poi si è passati alla spettacolarizzazione punto e basta, allo stupefacente, al barocco, al rococò, non più al duetto tra vuoto e pieno, tra morte e vita, ma alla esibizione della vita più vita, del pieno più pieno, del paghi uno e ti becchi due, tre, cinque, sette.

E’ ancora così? Spesso ho questa impressione. Opere per capire le quali, per comprendere vagamente di cosa si parli anche chi, come modestamente il sottoscritto, non è proprio digiuno di storia dell’arte, di movimenti e sensibilità artistiche, ci mette dei bei cinque minuti per poi ancor più spesso concludere che lo stessa cosa si poteva dire meglio e con minor dispendio di effettacci.

Nessuno ricorda che l’arte, la pittura, è fatta per abbellire le nostre case, per dare vita alla nostra vita, per stimolare certo la fantasia, ma anche per riposare la mente dopo giornate di lavoro, per far pensare ad altro, o, in modo diverso, per ritrarre le brutture del mondo, certo,  ma anche per parlarci della speranza e della bellezza delle cose e, soprattutto, delle idee. Idee ben esposte, ben pensate, meditate, approfondite, con calma, pulite, fatte brillare nella loro essenza, idee su cosa significhi vedere, su cosa sia l’uomo oggi, su cosa esista al di là, sopra e sotto della banalità che l’occhio passando percepisce.

La lezione di Matisse su di un’arte riposante è perduta?