
62 ° FESTIVAL DI CANNES
OMAGGIO A MICHELANGELO ANTONIONI
Jeanne Moreau, Marcello Mastroianni, Alain Delon, Monica Vitti, Jack Nicholson … Tante le leggende che hanno recitato con un incomparabile artista come Antonioni. “L’ultimo gigante del cinema Italiano “, ha detto al presidente della Repubblica francese. Va detto che il regista ha trascorso quasi sessanta anni della sua vita nella 7a arte.
“Fare un film per me è vivere”, diceva. Antonioni, durante la sua gioventù, fu attratto dalle diverse arti: musica, e più in particolare il violino, il teatro, la letteratura. La lettura de ‘L’Etranger’ di Camus fu uno shock. E da questa scoperta, nacque il mito dell’ incomunicabilità, tema che il regista sceglierà ad ogni sua ripresa.
Il mito di incomunicabilità
Nel mondo di Antonioni, l’uomo è solo con il suo destino, esaltato ma afflitto da dubbi, specie quando deve amare. L’assurdità di esistenza diventa una certezza che accetta malamente. E come l’eroe tragico, il suo destino è portato a una sfida che prende tutta la sua forza e la sua bellezza in una battaglia senza vincitori. “Il Cinema oggi deve essere vincolata alla verità, rispetto alla logica ” così spiegava per decifrare la sua arte. L’uomo rimane impotente di fronte alla natura, ecco perchè i paesaggi prendono sopravvento sui personaggi nei suoi film. In questa visione del mondo del cinema, Antonioni resterà per tutti come un discendente dei grandi pittori del Rinascimento che venerava. La sua visione pessimista disturbava, anche se in molte occasioni, da Venezia a Berlino, alla Croisette, il regista ha dovuto sempre lottare contro la censura e i critici che hanno frainteso il suo lavoro. Eppure, ‘The Scream’ (1956), una road-movie che gli darà fama internazionale, ‘L’Avventura’ (1960), ‘La notte’ (1961), ‘L’Eclisse’ (1962), ‘Il Deserto Rosso’ (1964) o ancora ‘Blow Up’ (1967) sono indubbiamente film indimenticabili.
Un altro tema ricorrente nelle opere di Antonioni è il fascino per le donne, definendo la loro anima come specchio migliore dell’ essere umano. Monica Vitti diventa la sua musa, condividendo le riprese e la vita. E fedele alla sua visione del mondo, il regista dipinge nei suoi film personaggi femminili torturati , afflitti dalla solitudine e dal tradimento, come in ‘L’Avventura’ o materialistici e nevrotici in “Il Deserto Rosso ‘.
A cura di Cinemagora
Antonioni era un poeta per immagini, un poeta del suo tempo, un poeta ermetico.
la sua, una cinematografia complessa, lenta e riflessiva: montaggio essenziale, lunghi e statici piani sequenza intrisi di ripetuti silenzi, limitati dialoghi esageratamente intellettualistici se non al limite del comprensibile
sì, i dialoghi non erano il suo forte