Qui non ho pubblicato le foto delle opere di tutti gli artisti presenti a Venezia quest’anno. Ne ho pubblicato solo alcune. A caso, diciamo.

Ma su altri siti ho visto gallerie abbastanza complete e mi sorge immediata, spontanea, incomprimibile l’osservazione: la pittura è morta.

Sui novanta artisti presenti a Venezia i pittori saranno non più di una decina, anzi temo molti meno. Italiani, per lo più.

Gli altri producono video e installazioni.

E io mi chiedo: quanti cerchi (sarebbe più corretto usare il termine cumuli) di cose, cocci, latterizi, avanzi di vita comune, posti al centro di una stanza o al suo ingresso dovremo ancora vedere? Quanti? Le prime installazioni di questo genere le vidi al Castello di Rivoli venti anni fa. Ora scanalo sulle opere di Venezia ed eccone un’altra:

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Cosa vuol dire? A cosa serve? Dove lo metto? o più semplicemente alla romana: che è?

L’arte deve riposare i borghesi, diceva Matisse. L’arte deve svegliare i borghesi, rispondevano in coro le avanguardie. Ok. Siamo svegli. Cosa dobbiamo vedere o capire? Cosa?

Che il dadaismo è morto? Che la nostra società produce solo cumuli di macerie? Cosa? Che l’altare, i nostri dei, il nostro cerchio magico sono cose, solo cose e per di più rotte? Che tutto è un cumulo di cose da bruciare (bandiere incluse)?

Ma per esprimere questo, bisogna toccarlo? Bisogna “picchiarci” dentro?

Questa, mi pare, una deriva comune a molte espressioni artistiche contemporanee. Penso soprattutto al cinema e alla deriva pseudo-romantica che ha fatto sì che i morti ammazzati non li si debba solo immaginare sulla pellicola, ma sia meglio vederli ben bene, piano piano, analizzare i coltelli, le ascie, le alabarde che sventrano, tagliano, sminuzzano, il cervello che vola ovunque sulla parete di fronte o sul lunotto della autovettura.

Ce ne è bisogno? L’uomo ha perso o sta perdendo la sua capacità di immaginare le cose anche senza vederle? Vederle, vederle bene, in piena luce, è meglio? Non lo sapevamo, non ce lo si poteva immaginare, anche solo con un accenno alla cosa, al dolore o allo scempio naturalistico?

L’arte non era anche evocare? Lasciare intendere? Rimandare ad altro? Bisogna toccare? Solo toccare per poter immaginare? La vista sta perdendo il suo primato se non supportata dalla cosa, dalla materia o persa nell’inseguimento della velocità dei fotogrammi o delle immagini digitali dei video? E’ per questo che la scultura la fa da padrona in campo artistico? E’ perché il materialismo, che ha perso nelle società, ha vinto nell’arte?