Notato che l’invito proposto col precedente post è caduto nel vuoto (perché non mi scrivete? vi sto antipatico? e se sì, perché leggete sta roba?), mi veniva fatto di pensare ieri sera a quanto archittetura e design abbiano di fatto in parte o in tutto soppiantato il bisogno artistico di larga parte dei nostri concittadini.
D’altronde il design è arte concreta per definizione, no?
Fatto sta che si trovano spesso maggiori fonti di ispirazione sfogliando una rivista di arredamento che una rivista d’arte. Tanto l’arte spesso è esoterica, involuta, distante, quanto il design è vicino, ironico, tattile, “utile”. Tanto l’arte sembra aver perso senso e cognizione della propria funzione primaria, quanto il design, per obblighi commerciali, ne rimane vincolato, attratto, stretto, connesso.
E per questa via, per questo rapporto di ispirazione, di odio e di amore, di attrazione e repulsione dal mondo di quella che una volta si sarebbe chiamata “arte applicata” (non dimenticando che molti anche dei grandi vengono di lì, Wahrol in primis) si spiegano, immagino, molte delle evoluzioni di apparente matrice dadaista dell’arte contemporanea, cioé nella creazione di oggetti (colorati) assolutamente inutili quale reazione e controfferta all’invasione di sedie, tavoli, divani, spremiagrumi e lighter di design.
Ma se tutto questo è vero o almeno passabilmente verosimile, ci sarebbe da chiedersi quali siano i caratteri essenziali del fare arte oggi, cosa significhi l’espressione che prima ho usato sulla apparente dimenticanza da parte degli artisti della funzione primaria dell’arte. Fare arte è scandagliare il reale? E’ rappresentare la società? E’ dare libero sfogo al proprio sentire? E’ creare oggetti da arredamento? E’ rendere piacevole le nostre case e i nostri palazzi? E’ comunicare o mostrare? E’ dire o mentire?
Con questi simpatici quesiti domenicali, vi lascio.
aaaaaaaaaaaz!
e quali fantasmagoriche riviste di arredamento sfogli?
fuori i nomi!
io mi annoio subito, mi costringo a cercare di leggerle, ma non ci riesco, e poi non credo alle foto, sono come san tommaso (che tra l’altro è il protettore degli architetti) devo vedere le cose dal vivo!
e poi mi girano le palle che ogni cosa appena un poco carina abbia dei simili costi, è mai possibile che delle piastrelle costino 340 euro a metro quadro? (senza la posa in opera, iva esclusa!).
tanti bei quadri hanno un costo al metro quadro inferiore!
w lo smalto!
comunque secondo me il bisogno artistico dei nostri concittadini è da un po’ di anni (giustamente) soddisfatto dal buon mangiare e dal buon bere, nutrimento per lo spirito e per il corpo.
val più un buon baccalà mantecato che una bella pentola alessi!
ciao
v
perché tu quali riviste d’arte sfogli? i bisogni artistici dei nostri concittadini sono soddisfatti in parte uguali dal bere, mangiare e belle ragazze sfogliate sulle riviste o su internet. sui costi del design e in generale di tutto ciò che abbia una firma (anche la mia) in architettura et similia sono assolutamente d’accordo
ciao
ps: sono andato a villa panza – a breve un resoconto
quando ero giovane e bello leggevo flash art, poi hanno iniziato a mettere le note a piè pagina, manco fossero un saggio accademico, e allora ho smesso.
l’unica rivista d’arte che leggo con piacere è quella con tutti i calendari delle mostre nelle varie città italiane, non mi riesco mai a ricordare il nome, ma si trova gratis in quasi tutte le gallerie, sennò per riceverla in abbonamento bisogna pagar salato.
ma le riviste di arredamento???
confessa che semplicemente non ti piacciono le rivviste d’arte!
ciao!
v
dimenticavo: bello, neh, non lo sei mai stato
flash art rimane la migliore, anche se politi se la tira e rimane ancorato all’idea che arte significhi mercato dell’arte – d’altronde anche lui deve viverci (che è un po’ come violentare l’arte, no?)