Giovedì scorso divertente e interessante incontro presso Wylab di Chiavari con gli scrittori Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone.

L’occasione era l’uscita della loro ultima fatica dal titolo Chi si ferma è perduto, giallo ambientato vicino a Pisa con protagonista un nuovo personaggio, Serena, casalinga dotata di un olfatto straordinario. È proprio questo dono che le permetterà di dipanare la matassa legata al ritrovamento del cadavere del musicista e insegnante professor Caroselli.

Durante l’incontro, però, contrariamente a quanto di solito accade, si è parlato poco del libro e molto di letteratura e industria editoriale. Oltre che del lavoro di coppia dei due scrittori.

E già perchè si è scoperto che la Bruzzone non è altro che la moglie di Malvaldi, ormai celebre autore della nota serie dei vecchietti del Barlume, e che il rapporto tra i due, oltre che affettivo, è anche professionale, visto che Samantha ogni volta prepara lo schema narrativo dei gialli che Marco poi riempie di personaggi e ambienti. A lavoro finito, poi, la moglie svolge un delicato lavoro di editing, controllando coerenze temporali e di ambienti e suggerendo tagli o revisioni. Una coppia evidentemente bene affiatata nonostante i dichiarati litigi continui.

Ma se alla fine i libri sono frutto del lavoro di entrambi perchè sino firmati solo Malvaldi, si chiede. Risponde con semplicità la moglie: perché alla fine chi scrive è lui e poi nelle presentazioni è molto più bravo di me.

Solo quest’ultimo è stato firmato da entrambi per una precisa scelta dell’editore che ha preteso che un libro come questo centrato su una figura femminile e con la presenza di personaggi a grande maggioranza femminile fosse co-firmato da una donna, la Bruzzone, appunto.

Ma come si diventa scrittori, viene chiesto loro. Quale è il percorso formativo migliore. Qui la risposta è stata disarmante: nessuno. Lo scrittore è uno che si immerge nella vita per poi restituirla. Loro, i coniugi Malvaldi Bruzzone, sono entrambi chimici pur non avendo mai esercitato la professione, chimici come Primo Levi, che Malvaldi non dubita essere stato il più grande scrittore italiano del novecento.

La fortuna dei gialli del Barlume è legata alla Sellerio e in particolare al suo direttore editoriale signor Antonio, che non si scoraggiò di fronte alla diffidenza di Malvaldi che alla prima telefonata da Palermo oppose una decisa quanto gentile incredulità rispondendo “se lei è Sellerio io sono Yoghi”.

Alla pubblicazione dei primi 4 romanzi seguì la chiamata televisiva tramite lo stesso produttore della fortunata serie di Montalbano, salvo che la storia per esigenze di spettacolo lasciò il piatto litorale pisano per approdare all’isola d’Elba.

Questi e tanti altri gli spunti usciti in un’ora di conversazione con Malvaldi e Bruzzone.

Personalmente non ho mai letto nulla di loro, se non un simil giallo il cui protagonista era Artusi, il famoso scrittore del primo e più diffuso manuale di cucina italiana. Carino, divertente, ben scritto e ben ambientato con una scrittura pulita, lieve, ma non banale. Leggerò altro, sapendo ora a chi attribuire colpe e meriti in caso di trama zoppicante o perfetta oppure di un linguaggio scialbo e non curato.

Bella serata. Grazie Wylab.


Chi si ferma è perduto: Serena, casalinga ultra indaffarata di un borgo vicino a Pisa, si imbatte casualmente in un cadavere. È quello del professor Caroselli, ottimo musicista e rigoroso insegnante nella scuola locale gestita dalle suore. Serena ha una solida formazione da chimica e un buon lavoro, ma ha scelto di licenziarsi stanca della discriminazione maschilista. Ma la sua identità non si esaurisce nel ruolo di madre di famiglia. Inoltre, la multitasking mamma di due figli e moglie di un distratto scienziato possiede quello che lei chiama «superpotere», un olfatto formidabile e professionalmente coltivato che le consente di distinguere perfino i singoli componenti chimici delle sostanze. Il passaggio da testimone in un caso di omicidio a investigatrice è così inevitabile. L’inchiesta ufficiale è invece condotta da Corinna Stelea, sovrintendente di polizia alta quanto un giocatore di pallacanestro. La coppia indirizza i sospetti verso i traffici del convento che gestisce la scuola. Molti pettegolezzi accompagnano l’indagine e molti segreti saranno svelati. Ma la soluzione sarà la più triste. Serena Martini e Corinna Stelea, i due nuovi personaggi creati dalla collaborazione di un affermato scrittore con una quasi esordiente, ma soprattutto dalla fusione di un punto di vista maschile e uno femminile, hanno giornate così complicate e vere che le loro più banali vicende quotidiane rischiano ogni momento di precipitare nell’acrobatico, nel paradosso, nell’avventura. Come già nella serie del BarLume, è l’affermazione del lato umoristico, o benevolmente assurdo, della vita che introduce nel poliziesco l’elemento comico, a cui in questo romanzo si aggiunge la capacità di rappresentare la sensibilità femminile.