Che stagione è stata quella della pittura americana appena prima e appena dopo la seconda guerra mondiale? Imponente. Essenziale.
De Kooning, olandese di nascita, arriva a New York nel 1927 e terrà la sua prima personale nel 1948. Negli anni sessanta era già ricco e famoso. Prima, durante e dopo tanta pittura.
In quegli anni New York ribolliva di pittura. Tra il 1940 e il 1941 i surrealisti francesi si trasferiscono in città. Arrivarono Breton, Ernst, Dalì, Matta, Mondrian.
Ad un certo punto De Kooning scrive: “Avevamo sempre desiderato non tanto fondare un club vero e proprio, quanto avere un locale dove incontrarci.” Chi si nasconde dietro quella prima persona plurale? De Kooning, Pollock, Kline, Motherwell, Newman, Rothko e tanti altri. Riuscite ad immaginarli tutti insieme?
Rothko per la verità frequentava poco, tanto che il primo incontro tra De Kooning e Rothko avvenne in Washington Square su una panchina. Entrambi si dichiararono pittori e nacque l’amicizia. L’innovazione maggiore che De Kooning attribuisce a Rothko è quella di aver lavorato per serie. Iniziare una serie di dipinti con lo stesso soggetto o architettura espresso in colori diversi: “Lavorava su una serie di dipinti, ad esempio, uno blu, uno rosso, uno giallo e uno verde, e all’improvviso si accorgeva di dover modificare il verde, poi il giallo, e così via: dipingendo una mezza dozzina di quadri alla volta, l’uno migliorava l’altro.”
Pollock, invece, frequentava di più ed era convinto d’essere il migliore. Per campare non aveva mai dovuto insegnare in qualche scuola e per questo si riteneva migliore.
Ma l’incontro che ha cambiato la vita di De Kooning è stato quello che Gorky, descritto come bello, di intelligenza infinita, di cultura infinita, di sensibilità infinita. Di lui De Kooning scrisse: “Sono convinto che alcune delle sue tele surclasseranno più di un dipinto di Picasso, di Matisse, di El Greco.“
Da Gorky e con Gorky De Kooning arriva ad una libertà espressiva che non abbandonò più.
“La pittura non è il primo oggetto che colpisce la retina… è ciò che vi è dietro. Non mi interessa “astrarre”, o estrarre le cose, oppure ridurre la pittura al disegno, alla forma, alla linea e al colore. Il modo in cui dipingo mi permette di continuare, incessantemente, a inserire cose nella pittura: dramma, dolore, rabbia, amore, un corpo, un cavallo, la mia idea di spazio.“
E conclude: “Attraverso gli occhi dell’osservatore queste cose diventano idee o emozioni. Poco importa che siano differenti dalle mie: l’aspetto fondamentale è che provengano dal dipinto, il quale possiede una propria integrità e una propria intensità. E non bisogna mai dimenticare questo: quando si tratta di arte, l’unica cosa di cui possiamo essere certi è che si tratta di una parola.“
Il metodo di De Kooning, ci dice lui stesso, è di essere dentro al quadro, di muoversi all’interno, tanto che il processo creativo si ferma quando per qualche ragione, continua, lui esce dal quadro.
Il risultato è un proliferare di punti di fuga, o, se vogliamo, al contrario una assenza totale degli stessi. Il quadro si riempie sia che esso preveda un soggetto (come nella serie che lo rese celebre – Woman) che esso non lo preveda.
Diceva: “Dipingo velocemente, forse per conservare la mia visione fugace. E’ il mio modo di lavorare.” E ancora: “Mentre dipingevo quei corpi, era come se entrassi in una stanza, in un luogo indefinito, e vedessi una persona seduta su una sedia. Avevo una visione fugace di questa scena; e mi è venuta voglia di dipingerla – uno sguardo congelato.”
E termina: “Mi trattengo dal “finire” il quadro. Dipingendo, giungo a un punto in cui mi ritrovo fuori dal quadro: è allora che decido se distruggerlo o conservarlo. Sono sempre nel quadro, in una qualche sua parte. Sono sempre presente nello spazio che utilizzo, potrei dire che circolo per questo spazio; poi viene il momento in cui perdo di vista ciò che mi proponevo di fare, e mi ritrovo fuori. Se il quadro si regge, lo tengo, altrimenti lo butto.“
Questo era De Kooning, olandese di nascita (1904) e newyorkese di elezione (non statunitense, sottolineava lui).










