Come chi segue questo blog sa, durante il lockdown mi sono incapponito ad illustrare il libro di Giobbe.

Le motivazioni erano vaghe, superficiali, irrisolte.

Ora, al riprendere dell’epidemia ho capito meglio: nessun personaggio biblico o mitologico è più consono a questi nostri tempi.

Come Giobbe ci sentivamo giusti, felici, realizzati. Voltaire avrebbe detto che eravamo artefici del migliore dei mondi possibili. E come Giobbe ad un certo punto, a febbraio o anche prima, arriva la maledizione. Dio ci lascia in mano ai nostri nemici: il virus.

E proprio come con Giobbe a quel punto gli amici, i fratelli iniziano a dire che è colpa nostra, che qualche colpa dobbiamo aver commesso se Dio, il giusto, lascia accadere queste cose. E in effetti, noi, i giusti, i migliori, qualche colpa verso la Terra e i nostri simili ce l’abbiamo.

Come è andata a finire con Giobbe è noto. Come andrà con noi, meno.

Io intanto ho dipinto un Giobbe prima e un Giobbe dopo. Prima grasso e soddisfatto, dalla sessualità incerta, ma dall’autocompiacimento certo. Dopo tutto una piaga.

Due lavoretti in acrilico su carta e cartoncino da 24×33.