Dal Blog del Corriere.it leggo alcune poesie di Caterina Parisi Mehr.

Eccone una:

Kronos

Non strisciarmi alle spalle
VECCHIO malefico e insidioso
Vieni di fronte
E guardami negli occhi.
Vedi? Nulla nascondo,
né i profondi solchi
che m’hai scavato in volto,
né la candida chioma
vessillo dell’età.
Siediti, dunque, deponi
la falce e la clessidra,
da amici giochiamo la partita
a carte alterne
finché ne avrò qualcuna
e quando l’ULTIMA
vedrò davanti a me sul banco
senza rancore
ti porgerò il braccio
e stretti come amanti
ci eclisseremo insieme.

Da Poesie e altri scritti (I poeti dell’Ariete, 2008)

Poi leggo della sua tenacia, del suo rigore, del suo essere una poetessa estremamente parca, autrice di pochi libri, ma che, come annota Ottavio Rossani, meritano un ritorno di attenzione.

Lo scrivere poco, il pubblicare meno mi pare una virtù essenziale in questo mondo bulimico, nel quale tutto è arte e nulla è arte.

La Signora Parisi Mehr fu professoressa di lettere e lì, nel contatto con i giovani, profuse ogni sua energia.

Mi ha colpito il suo scrivere chiaro, comprensibile, colloquiale, volendo. In questa nostra epoca, oggi, non abbiamo bisogno di gente che pensa e scrive chiaramente?