Via internet ricevo l’invito al vernissage di una mostra che si terrà a Bologna dal 20 marzo al 20 maggio in via de Pignattari 3 presso l’agenzia di Ina Assitalia.

Segnalo l’evento perché esso mi pare rappresenti bene alcune tendenze dell’arte contemporanea.
La prima: le aziende hanno capito che l’arte costa poco e fa immagine. Bene. Molto bene. L’Ina Assitalia di Bologna inaugura i propri nuovi locali con una mostra. Bene. Questo è sicuramente un mecenatismo culturale che fa bene alla pittura. In passato non era così. Ora lo è. Bene.
D’altronde chiamare ad una inaugurazione un musicista o un attore, oltre a costare enormemente di più, di norma, rispetto ad esporre opere che, se venderanno, si autofinanzieranno, ha anche la non sottovalutabile controindicazione che durante un concerto o una esibizione teatrale o cabarettistica è impossibile cercare approcci con i potenziali clienti, mentre, quando uno è lì che ammira un’opera, avvicinarlo, commentare insieme l’opera e pian piano sviare il discorso verso aspetti più materiali e di più immediato interesse per il “mecenate” è non solo possibile, ma facile, naturale. Eppoi una mostra dura quanto vuoi senza costi aggiuntivi, mentre programmare una serie di pomeriggi culturali con lettura, conferenze o concerti ti viene a costare una briscola.
La seconda è costituita dalla qualità delle opere esposte. Patrizia Anedda, architetta e pittrice di origine sarda, lavora sui materiali e su alcuni aspetti tipici della cosiddetta arte pop (iconoclastia, progettualità, ironia), mentre Lucia Arena sviluppa un discorso di grande perizia tecnica con un ritorno al figurativo e alla ritrattistica pura e metaforica propria della tradizione pittorica occidentale.
Entrambi, pur essendo molto distanti l’una dall’altra, rappresentano bene alcune delle tendenze maggiori dell’arte di questi giorni.
Francamente il mio personale gusto va nelle direzioni indicate da Patrizia Anedda.

Mi pare, infatti, che il ritorno al figurativo di Lucia Arena, come di tutti coloro i quali perseguono questa strada (peraltro assolutamente di moda nella gallerie italiane e non), per quanto attenuato a volte da risvolti metaforici o surrealistici non conduca da nessuna parte, rappresenti ricerche già effettuate da tempo e valga, grandemente se si vuole, come grido d’orgoglio di un mestiere che molti, sbagliando, hanno considerato morto da tempo.

Questo ritorno come dire carezza un certo qual gusto nazional popolare che accomuna la pittura del novecento alla musica del novecento per concludere con l’orgoglio del borghese arricchito: io non la capisco.
Che questo sia un problema serio, quella della cosiddetta incomprensibilità di certe derive artistiche, non c’è dubbio, ma che la reazione possa o debba essere quella del ritorno al ritratto modernizzato da una qualche patina dissacratoria non mi pare un strada percorribile a lungo.
Al contrario la pittura di Patrizia Anedda, che non disdegna inserzioni figurative, ma le trae dalle tecniche che meglio della mano dell’uomo sanno comporle o dallo sterminato archivio figurativo che i nostri nonni e padri hanno costruito nel tempo, mi pare sia di maggiore sostanza, impreziosita spesso da una ironia velata, sottile,
da una intelligenza metapittorica che costruisce il quadro come elemento d’arredo e al tempo stesso ricerca una dignità pittorica che non dimentica gli sviluppi della pop art, dell’espressionismo, dell’action painting.

In pittura io credo sia giunto il tempo di una sintesi semplificatoria, se si vuole (ma anche no, se si vuole), che componga ad unità visiva quanto di buono la generazione precedente, quella delle provocazioni dentro e fuori l’arte ha prodotto.
Pittura fatta di materiali, di gesti, di idee, di occhio, di percezione, ma anche di linguaggio.
La sintesi tra queste due proposte sta forse nella attenzione ai materiali pittorici, all’uso dei possibili materiali pittorici, gusto che accomuna le due pittrici e che rende, se ben si guarda, questo il filo che cuce le due offerte così diverse tra loro.

Su gentile segnalazione di Lucia Arena ho cambiato le immagini dei suoi lavori. Attingendo dal suo sito avevo scelto alcune delle sue opere, che però, mi dice Lucia, non corrispondono più al suo lavoro attuale. Chiedo venia e rimedio con le immagini che Lucia mi ha mandato. Vedo che non abbandonando il figurativo Lucia vi ha introdotto elementi che richiamano l’art decò, di cui, come si sa, ricorre una qualche ricorrenza. La tecnica è sopraffina come era già negli altri lavori. brava, anche se non è la pittura che sento mia.
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bene era ora che lo capissero….sono ottimista
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