Chi io sia, davvero, è anche in voi custodito.
L’amicizia stringe la cinghia
riunendoci tutti al tavolo
tondo sul quale mandarini
e salame mischiano mani
insieme a bicchieri, vino,
acqua, torte salate, dolci
e caffè: parlare, mangiare,
ridere è tornare ad essere
noi, veri, bimbi tra i bimbi,
dei fra gli dei, simile a simili,
felicemente tornati nell’olimpo
di nostra mutua presenza.
Poi, più tardi, nella notte che dura,
a casa, al buio, nel letto,
mentre in parte m’ascolto dormire,
sentire insieme le voci
che si rincorrono ancora
in precise serie di note
e dirmi quanto amicizia sia
soprattutto ‘n flusso costante
d’intelligenza uniforme,
fiume e setaccio insieme,
diga che aprendosi trema
lasciando cadere acqua pulita
suono che torna, forte, pieno,
robusto, e cerca ‘l piacere
di tutti nella consonanza
assoluta di voci e pensieri.
Così confermiamo nel tempo
il miracolo della nostra
parziale comune ascendenza
(e discendenza) sociale.
Senza divertimento, senza
risate, senza le punture
di idee che l’un l’altro c’offriamo,
senza il piacere ch’ogni volta
si canta, l’affetto sarebbe
da tempo scomparso lasciando
scomposti ricordi, vuote materie
studiate di notte, partite
di carte, cene e bevute,
amori dispersi, insieme
ai coltelli d’un sentimento
deluso. Anche l’amicizia
vive mangiando ogni giorno.