A Napoli da mò fino alla primavera prossima si tengono due mostre che coinvolgono tutta la città. La prima è a carattere, diciamo così, storico, si intitola “Ritorno al Barocco. Da Caravaggio a Vanvitelli” e si tiene in sei musei della città.

La seconda è contemporanea, si intitola “Barock” e si tiene presso il Museo Madre.

Molti hanno sottolineato la straordinaria affinità tra la nostra epoca e il seicento europeo. Grandi scoperte hanno là e qui ora accompagnato un timor panico verso il futuro, verso la futura evoluzione dell’umanità e evidentemente ispirano un desiderio di voluttà, di abbandono, di stupore e meraviglia che si unisce ad un forte senso della morte, del macabro,  della spettacolarità.

Tutto vero. Resta il dubbio che questo sia quello che serve oggi, un oggi che si pone un bel duecento anni abbondanti dopo la fine del secolo dei lumi, dopo quindi quel passaggio della storia della umanità che ha segnato, speriamo definitivamente, la vittoria della ragione sulla paura, il pregiudizio e uno stato sociale opprimente.

Dopo i lumi, forse, un po’ meno sensazionalismo sarebbe opportuno. Una qualche riflessione ancora su cosa significhi oggi vedere, guardare, osservare, riflettere credo sarebbe necessario, proprio, se vogliamo, come contributo ad una lettura dei tempi odierni e delle loro insidie meno umorale e più ragionata.

In ogni caso, al di là di tutto godiamoci alcune delle opere esposte in Barock.