A pranzo settimana scorsa su una bancarella di libri usati ho trovato una edizione Einaudi del 1955 de Il Conoscitore d’arte di Max Friedlander.

Friedlander, tedesco, berlinese, del 1867, è stato forse il più grande esperto di arte olandese.

Come recita la sovracoperta, in questo libro egli ricapitola le sue meditazioni sui fatti artistici e i frutti d’una preziosa, quotidiana attività di esperto.

Per quel che mi riguarda è stata una folgorazione. Ne ho aperta qualche pagina e ne ho letto qualche riga. Fondamentale.

Ora che lo sto gustando a casa, mi ritrovo e mi rafforzo in quel giudizio frettoloso. Leggiamo:

“Forma e colore son legati tra loro. …. Ogni cosa visibile consta di parti che sono forme colori, toni, secondo che si considera l’una o l’altra proprietà. …… Allo stato puro, l’attenzione per le cose è certo estranea all’arte, ma collegata con la forza creativa ha potutro fecondare l’attività artistica; così la pittura olandese del Seicento dalla curiosità scientifica ha tratto abbastanza vantaggio, quanto a fedeltà al vero; il che diventa particolarmente evidente nella produzione di maestri mediocri, dotati di scarsa fantasia. …. I pittori olandesi furono buoni specialisti. Potter conosceva il bestiame al pascolo come un agricoltore, Saenredam, l’edilizia come un architetto, Willem va de Velde s’intendeva di cantieri navali. Con l’attenzione per le cose, si riversò nella pittura il gusto di narrare. …… Pittori dal vivace ingegno corsero il pericolo di valicare i propri confini ove cessa il mondo veduto e comincia quello immaginato. E’ noto il danno che la cattiva letteratura ha portato all’arte della prima metà dell’Ottocento.  ….”