Ieri sera teatro al Piccolo di via Grassi.

In scena un lavoro di un contemporaneo, il sig. Lievi, Direttore per lunghi anni a Brescia al Centro Teatrale e da qualche tempo ad Udine al Teatro Nuovo Giovanni.

E’ una commedia, questa, ”Il Vecchio e il Cielo”, bella, recitata benissimo, che da un lato si interroga su alcuni equilibri delle nuove famiglie italiane e dall’altro ragiona e descrive l’avvilimento, le speranze, le delusioni, l’orgoglio, il terrore che accompagna un uomo che passa dalla vita lavorativa alla vita da pensionato.

L’atto unico della durata di circa due orette scarse si scompone in sette scene, che compongono e scompongono le relazioni affettive del protagonista: la compagna, la figlia e un barbone incontrato per sbaglio e divenuto lo specchio dei suoi turbamenti.

Non esilarante, ma a tratti divertente, sempre intelligente, ben scritto e ancor meglio recitato. Unico punto di perplessita’ la necessita’ scenica di continuare a girare la prospettiva dell’unica stanza nella quale si svolgono tutte le scene. E una volta c’un tavolo davanti alla porta di ingresso e la poltrona e’ a sinistra per chi guarda il palcoscenico. E un’altra il tavolo non c’e’ piu’, ma la poltrona si’. E poi la poltrona si sposta, sempre davanti alla porta di ingresso. boh? senso di spaesamento? questo cercava lo scenografo? non so, ma tranquillizzo che non ci si fa alla fin fine gran caso e quindi questa confusione d’arredamento non disturba piu’ di tanto.

Dicevo: autore contemporaneo, gia’ direttore di qua e di la’; attori bravissimi, Angiolillo, lui, Modugno, lei su tutti, non di primissimo pelo (d’altronde perfettamente nella parte), tutta gente agee’ come dice qualcuno ed io, che pure leggo giornali, seguo notiziari e televisioni, ecco, io, laureato con pruriti vari da intellettuale di provincia, io…. mai sentiti, mentre so tutto di Belen e Corona, Vespa, Santoro e compagni.

Cosi’ va il mondo, certo, ma bene, bene, non mi pare proceda.