Su questo blog parlo raramente di idee politiche, ma quel che sta accadendo in Italia sfrucuglia anche la persona più disinteressata.

Sulle pagine del Corrierone nazionale ieri il duo Alesina – Giavazzi, già autore di memorabili confronti Italia Danimarca in tema di conduzione della macchina pubblica (dimenticando quella piccola variante che consiste nel numero di abitanti dei due paesi), ribadisce una propria convinzione di lunga data: il liberismo è di sinistra. I liberi mercati sono di sinistra.

Perchè?

Perché mercati liberi conducono all’emergere di aziende più efficienti, spazzano via i protezionismi, rompono e distruggono le rendite di posizione, costringono gli imprenditori a cercare la migliore frontiera tecnologica in maniera tale da abbassare sempre più il costo di produzione e commercializzazione delle merci. A beneficio della collettività e della migliore e più efficiente allocazione delle risorse.

A conforto di questa tesi i due autori citano il fatto che negli ultimi venti anni (mi pare) il reddito medio mondiale delle popolazioni più povere si è alzato come non mai prima. Quindi questa ricetta ha fatto aumentare i salari più di qualsiasi altra prima. E quindi questa ricetta economica è profondamente e sinceramente di sinistra.

Le tesi avanzate, infatti, toccano a fondo alcuni dogmi della sinistra italiana e non solo: la globalizzazione e la ricchezza diffusa ci hanno fatto sempre più sentire cittadini del mondo e ci hanno portato ad allargare i confini della nostra analisi. I poveri sono poveri ovunque essi abitino e compito della sinistra è migliorare il livello di vita delle fasce meno abbienti, ovunque esse abitino. D’altronde tra un povero bianco e un povero nero o giallo devono essere differenze o peggio discriminazioni? Non siamo tutti uomini? Non vale per tutti la Dichiarazione dei diritti dell’uomo?

E d’altronde la lotta di classe è un concetto superato che giustamente, si dice, e comprensibilmente la sinistra ha abbandonato da tempo. Siamo tutti parte di un’unica economia e se le cose vanno bene agli imprenditori, andranno bene anche alla forza lavoro.

Ma è così? Per me italiano, residente a Milano, è lo stesso che i poveri di Pechino stiano meglio di ventanni fa o che i poveri di Quartoggiaro stiano meglio di ventanni fa? Non c’è preferenza? Il mondo è uno, solo, indivisibile come la santissima Trinità?

Quello che la destra e i cosiddetti sovranisti stanno smascherando è la presbiopia delle sinistre occidentali. Tant’è che i poveri dell’occidente non si sentono più (da tempo) rappresentati dalla sinistra. Sono tutti compagni che sbagliano?

Temo che il risiedere da ormai una vita negli Stati Uniti abbia condotto il professor Alesina a qualche fraintendimento. Una cosa è essere di sinistra in un mercato del lavoro statunitense e uno è esserlo in Albania, in Belgio o in Italia. Abbattere le frontiere alla libera circolazione delle persone è certamente un valore di sinistra, ma lo stesso può non essere vero per le merci.

La globalizzazione e il corrispondente liberismo è noto ha portato le aziende e gli imprenditori a portare le produzioni dove la mano d’opera aveva i salari più bassi, contribuendo quindi ad alzarli, ma, allo stesso tempo, riducendo tutti i lavoratori dipendenti con i salari più alti (insieme alle ditte produttrici solo per il mercato interno) progressivamente da produttori a consumatori.

Se in occidente avessimo ancora il complesso produttivo di cinquantanni fa l’immigrazione di cui tanto si parla e si discute sarebbe un problema? Non credo: con la curva demografica che l’Italia in particolare, ma l’occidente in generale ha avuto negli ultimi cinquantanni, un complesso industriale quale era quello degli anni sessanta del novecento avrebbe certamente avuto bisogno di “importare” mano d’opera. E quindi la ricetta non deve essere quella di riportare qui le produzioni, a costo di fare alzare drammaticamente i prezzi?

Ci si scaglia contro l’Europa quasi che fosse stata l’Europa a favorire questa migrazione di capitale in Asia e in generale all’est. E’ stata la dottrina americana e il liberismo (che ai miei tempi era di destra) a permettere, ma non solo, a favorire e legittimare questa fuga. Intere produzioni spostate senza che i rappresentanti politici delle nazioni di appartenenza degli imprenditori dicessero nulla.

Inevitabile quindi la battagli sui dazi che è appena iniziata, che peraltro, se ci si pensa, ha senso da molti punti di vista, non ultimo quello ambientale: ha senso permettere un ingresso veloce di merci che arrivano da paesi in cui non si abbattono i fumi e si sversano i liquami nei fiumi?

Se il mondo delle persone e delle merci, secondo i liberisti, è unico, quello dell’aria, del vento, del mare invece è nazionale?

L’acquisto di occhiali contro la presbiopia e una rapida marcia indietro rispetto alla concezione di un corpo sociale coeso nel quale tutti hanno gli stessi diritti, imprenditori, lavoratori dipendenti e partite iva è urgente,più che urgente da parte della sinistra italiana e occidentale in genere.

Senza nulla a pretendere. Augh.