Leggi un libro (stupendo – Ceram, Civiltà sepolte) di storia dell’ archeologia e incontri una citazione che non ti aspetteresti. Ogni libro ha comunque sempre qualcosa che ci parla direttamente.

Come sa chi mi conosce di persona e quanti bazzicano questo blog, il mio amore e la mia dedizione per la pittura non hanno mai vestito panni professionali. La pittura è la mia amante non particolarmente segreta. Colei a cui dedico molto del mio tempo libero. Per questo questa citazione di Schopenhauer mi ha colpito direttamente.

“Dilettanti! Dilettanti! Così vengono chiamati con disprezzo coloro che si occupano di una scienza o di un’arte, per amore di essa e per la gioia che ne ricevono, per il loro diletto, da quanti si sono dedicati agli stessi studi per il proprio guadagno, poiché costoro si dilettano solo del denaro che con tali studi si procurano. Un tale disprezzo deriva dalla meschina convinzione, che nessuno possa prendere qualcosa sul serio senza lo sprone della necessità,  del bisogno e dell’ avidità.  Il pubblico ha lo stesso atteggiamento e la stessa opinione: e di qui nasce il suo rispetto per gli 《specialisti》 e la sua sfiducia verso i dilettanti. La verità è, al contrario, che per il dilettante ricerca diventa uno scopo, mentre per il professionista rappresenta solo un mezzo, ma chi si occupa di qualcosa con amore e con dedizione, può condurla al termine in piena serietà.  Da tali individui, e non da servi mercenari, sono sempre nate le grandi cose”

Ora Shopenhauer parlava anche (e soprattutto) per sè, essendo un rappresentante molto anomalo e rifiutato del mondo accademico, ma non c’è dubbio che la ricerca poco si sposi ai doveri della professione, qualsiasi essa sia, dato che la professione conduce a dare ai problemi che di volta in volta si affrontano risposte in qualche modo codificate dalla scienza di riferimento. La ricerca è gioco, avventura, sperimento e si dà solo senza speranze o attese di ritorno economico. Questo non significa, al contrario dell’invettiva di Arturo, che ai professionisti sia impedito di amare la propria materia e di cercarla, cercarne aspetti nuovi nel tempo libero dagli affanni del “pranzo e della cena”.

Fatto sta che per chi come me è dilettante per scelta di vita questa scoperta in un libro che tratta tutt’altro non può che condurre ad una sorpresa da condividere con altri.