continuo

Procedendo lungo l’Inferno nella prima lettura, incontriamo una fantasmagorica successione di immagini chiare, coerenti, in cui ciascuna rafforza la precedente; di scorci di personaggi resi memorabili da un unico verso perfetto, come quella dell’orgoglioso nobile Farinata degli Uberti:

ed ei s’ergea col petto e colla fronte
come avesse lo inferno in gran dispitto.

e di specifici episodi più lunghi, che rimangono impressi singolarmente nella memoria. Penso che tra quelli che rimangono più impressi fin dalla prima lettura ci sia l’episodio di Brunetto Latini (Canto XV), l’Ulisse (Canto XXVI), Bertrand de Born (Canto XXVIII), Adamo di Brescia (Canto XXX) e Ugolino (Canto XXXIII)

Sebbene ritenga che sia un errore saltare e sia molto meglio aspettare questi episodi fin che non li si incontra lungo il percorso, essi certamente rimangono nella memoria come le parti dell’Inferno che dal principio mi hanno maggiormente convinto, e specialmente gli episodi di Brunetto e di Ulisse per i quali ero impreparato da precedenti citazioni o riferimenti.

Ed essi possono essere bene messi insieme: poiché il primo è la testimonianza di Dante per un amato maestro d’arte, il secondo è la sua ricostruzione di una figura leggendaria dell’antica epica; ed entrambi hanno la qualità di sorprendere, qualità che Poe dichiarò essere essenziali per la poesia. Questa sorpresa, al suo culmine, non può essere meglio illustrata che con i versi finali con cui Dante licenzia il maestro dannato che pure ama e rispetta:

Poi si rivolse, e parve di coloro
che coronno a Verona il drappo verde
per la campagna; e parve di costoro
quegli che vince e non colui che perde.

Uno non deve per forza sapere qualcosa circa la gara per il rotolo di tessuto verde per essere colpito da questi versi; e dicendo che Brunetto, così caduto, corre come un vincitore, si dà alla punizione una qualità che appartiene solo alla poesia più grande.