Non so se qualcuno abbia mai sottolineato gli elementi di contiguità tra la cosiddetta arte povera e la transavanguardia. Mi pare che forse anche per ragioni identitarie (e commerciali) se ne sia sempre voluto esprimere solo le diversità, i salti, le differenze.

Certo un quadro e soprattutto un titolo come quello di Paladino (silenzioso, mi ritiro a dipingere in quadro) per così dire sommessamente urla e reclama la necessità, l’urgenza di un ritorno alla pittura, ai quadri, all’aspetto bidimensionale dell’espressione artistica che inevitabilmente è stata letta come un rifiuto e una distanza dai lavori di Kounellis Penone o Burri.

Ma proprio le opere di quest’ultimo, il loro impianto formale e coloristico, costituiscono il trait d’union tra le due posizioni.

Ora non si tratta evidentemente di fare confusione, ma non c’è dubbio che entrambi quei movimenti si innestarono nella tradizione artistica italiana fatta da un lato di grande contiguità tra arte e artigianato e dall’altro da due pilastri estetici fondamentali: spazio e colore.

Altre tradizioni artistiche nazionali, lo sappiamo bene, hanno radici piantate altrove. La nostra sta nello spazio pittorico, quale luogo nel quale l’occhio e la mente possono entrare e muoversi. L’italia da Giotto in poi, con Caravaggio massimo interprete e innovatore, ha nello spazio pittorico la propria più forte ragione costitutiva.

Nel classicismo dell’impianto nella sensibilità al colore, nell’uso di cose e materie sta quella specificità del linguaggio pittorico che permette di marcare in maniera netta la distanza e il territorio rispetto sia a quell’approccio intellettuale e simil architettonico di molti lavori odierni che da quella impostazione neobarocca che fa della meraviglia tecnica la propria poetica.

Ragionare ed esprimere la propria visione, modulare il proprio linguaggio necessita di una composizione e di una sintesi tra arte povera e transavsnguardia. Solo così si può rendere vivo, immediato, palpabile il dialogo che ogni opera instaura con coloro che la guardano, la osservano, la sentono, la toccano.

La sintesi dovrebbe riguardare anche l’Action Painting, ma questa come avrebbe detto l’oste di Irma la dolce, è un’altra storia.