Julian Barnes nell’ultimo capitolo de Con un occhio aperto (di cui ho già parlato altre volte qui) nell’ultimo capitolo cita:

Henry James: <<I pittori diffidano molto di scrive di immagini>>
Flaubert: <<Spiegare una forma artistica con l’ausilio di un’altra è una mostruosità>>
Degas: <<Le parole non sono necessarie: una volta pronunciato bah, eh, ah, si è detto tutto>>
Matisse: <<Agli artisti bisognerebbe tagliare la lingua>>

A dargli retta non bisognerebbe mai, quindi, leggere nulla scritto sull’arte, Barnes compreso.

Nel mio piccolo ho sempre apprezzato poco o punto la parola detta, pronunciata, mentre è fondamentale quella scritta. Il librino di Hockney su Picasso ne è un buon esempio.

Chi sia Hockney non c’è bisogno, credo, di ricordarlo. Qui sotto potrete trovare una brevissima galleria di suoi quadri utili a ravvivare la memoria, se del caso.

In queste note del 2001 Hockney dice: <<la reale influenza di Picasso deve ancora manifestarsi. Più passa il tempo, più scopriamo il suo lavoro e più riusciamo a intuire il suo reale significato. …. Il mondo dell’arte considera gli anni sessanta come il periodo della pop art e del minimalismo. E’ come se Picasso non esistesse. Ritengo che fra una decina d’anno non la penseremo allo stesso modo.>>

E’ evidente che da un certo punto di vista si è, per il momento, sbagliato. La produzione di Picasso dagli anni cinquanta in poi è stata spesso giudicata come una replica di se stesso, anche se la maggior lezione artistica del catalano è stata certamente quella di non fossilizzarsi su un proprio stile, ma di continuare ad esplorare il linguaggio pittorico e artistico. E’ anche vero, però, che se arrivato alla soglia della vecchiaia hai già prodotto periodo blu, rosa, cubismo e neoclassicismo, hai dipinto gli arlecchini, le signorine, i bombardamenti, i suonatori, la costa azzurra, l’artista e la modella, eccetera, eccetera cambiando ogni volta di poco o di tanto stile, energia, colori, embé alla lunga Picasso è Picasso ogni cosa nuova dipinga, ovvero diviene riconoscibile nel tratto e nel colore qualsiasi cosa nuova intraprenda. Ma questo non significa che ciascuna nuova cosa prodotta, non sia autenticamente nuova.

Hockney inizialmente torna al cubismo e ne magnifica le potenzialità espressive, utili, dice, specie nella ritrattistica. Bacon certamente ha attinto di lì (così come da alcuni ritratti di Boccioni). Per esempio Hockney scrive: <<quando prendiamo in considerazione il complesso dell’opera di Picasso, appare evidente che egli non abbandonò mai le fertili idee elaborate nel cubismo. …. Il cubismo riguarda la percezione e la rappresentazione della realtà. ….. I quadri cubisti sono quadri intimi e devono essere visti come tali. Si confrontano con realtà che sono fisicamente molto vicine a noi. Più ci avviciniamo, più la visione muta. Cezanne ne aveva coscienza: più si avvicinava, più ne dubitava. …. Il cubismo ha distrutto il punto di vista fisso. Un punto di vista fisso presuppone l’immobilità dell’osservatore, perfino l’immobilità del suo occhio.>>

Ciò detto, Hockney passa ad elogiare l’incredibile prolificità di Picasso anziano: <<nel mese di marzo del 1965 Picasso realizzò trentadue dipinti in dieci giorni, tutti variazioni sul tema dell’artista e della modella. ….. Aldo Crommelynck, il grande stampatore, mi ha detto che negli ultimi anni di vita Picasso dipingeva molto spesso di notte, nudo. Sono certo che avesse di fronte una splendida ragazza che posava per lui. L’erotismo, in questi ultimi lavori, è molto evidente e chiaramente legato alla sua creatività. All’età di ottantaquattro anni lo troviamo ancora che lotta con la figura, anche se ha disegnato nudi di donna una infinità di volte, anche se ha dominato la pittura e il disegno. Ogni volta dipinge la figura in modo diverso, ogni volta è pronto a ricominciare. Riconosce l’ostacolo e ricomincia a cercare. Permette a se stesso anche di tornare a cose fatte in precedenza. A ottantaquattro anni è disposto a ricominciare a guardare, come se fosse la prima volta e la sua più profonda lezione è questa: non fare mai affidamento su idee preconcette, perchè più guardi, più riuscirai a vedere.>>

E termina: <<Picasso ha creato un modo di vedere che includeva molteplici aspetti della visione, sia fisici, sia psicologici: il tempo, lo spazio, la memoria, il desiderio…>>

Il mio personale giudizio è semplice e semplicistico: Picasso è stato tecnicamente e artisticamente il più grande. Le sue idee, l’uso della linea, l’accostamento dei piani pittorici, la capacità di concentrazione pittorica sono pilastri su cui è stato costruita molta parte dell’arte seguente.