Definirlo il più bel libro d’arte che abbia mai letto, forse è azzardato, ma certamente se fossi Hornby lo metterei nei primi cinque.

E’ una raccolta di saggi su pittori prevalentemente francesi, con una digressione inglese (Freud, Oldenburg, Hodgkin) nei quali il pettegolezzo diaristico si intreccia in maniera indissolubile con la visione dell’opera, del quadro.

Notevoli le citazioni tratte dai diari o dalle interviste dei vari pittori o dall’amato Flaubert. Belle le riproduzioni (Einaudi qui ha fatto un gran lavoro).

Tra i brani pro domo mea più significativi il seguente:

“Talvolta Hodgkin è descritto come un colorista. E’ come chiamano Bonnard quando si riferiscono a lui con sufficienza (non dimentichiamo che Delacroix si lamentava dicendo che il termine era <<più un ostacolo che una raccomandazione>>, mentre Le Corbusier rimproverava Braque per essere <<innamorato della forma e del colore>>). Chi è fuori dal mondo dell’arte rimane interdett quando scopre che il termine è quasi denigratorio. E forse lo sarebbe se il colore fosse semplicemente finitura, smalto, fascino – decorazione – piuttosto che l’essenza stessa della pittura. Se trovo un equivalente in letteratura mi sento meno in imbarazzo. Essere definito un <<colorista>> è un po’ come essere definito <<stilista>>. Per alcuni critici <<scrivere bene>> è la cifra di un cattivo scrittore. Il professore di Critica letteraria della Harvad University ha stroncato un romanzo del grande John Updike con le seguenti parole: <<Sicuramente Updike scrive bene; si può essere severi con un romanzo brutto come questo proprio in virtù di quel potere. Ma Updike… non scrive abbastanza bene da essere perdonato.>>. Nella poesia di Auden è il Tempo che perdona Paul Claudel, gli perdona di aver scritto bene. Qui il Professore ha soppiantato il Tempo stesso come dispensatore o avaro custode di perdoni.”

Ho citato questo lungo brano per due ragioni. Una è intrinseca alla pittura: essere pittore è sapere usare bene i colori. Klee di ritorno da un viaggio nel Meditterraneo scrisse di essere diventato pittore per aver finalmente capito e amato i colori. L’altra è per dimostrare la qualità della scrittura di Barnes e la ricchezza del testo.

Insomma vale il prezzo del libro.