A Chiavari fino a domenica 25 giugno presso la Galleria Grasso della Società Economica si possono ammirare alcune tele e carte del pittore danese Nes Lerpa.

Lerpa, nato a Copenhagen nel 1942, iniziò la propria carriera sotto l’influsso dell’espressionismo di Asger Jorn (e come poteva essere diversamente, essendo Jorn – di trentanni più vecchio – di gran lunga il maggior pittore danese del ventesimo secolo).

Ben presto si distacca da quell’esperienza alla ricerca di una propria dimensione che sia meno caratterizzata dalla violenza del segno e più consistente e adesa alla natura.

Dopo una nutrita serie di mostre personali in patria, Lerpa inizia a viaggiare e si è più vicini al vero sostenendo che ha vissuto e esposto in tutti i principali paesi occidentali e non solo (le esperienze in India e in Lapponia sono tra le più significative) piuttosto che lasciar intendere da parte sua un approccio solipsistico.

Qui sono esposte sei grandi tele e numerose carte, oltre ad un buon numero di ceramiche realizzate, per la maggior parte, dall’artista ad Albissola. La tecnica più frequente è l’acrilico, ma non mancano esempi di commistione tra olio e acrilici. Non si spiegherebbero altrimenti gli stupefacenti effetti presenti nella grande tela posta a destra di chi entra in galleria.

Il risultato è un afflato naturalistico, una sorta di musica che sottilmente avvolge chi osserva carte e tele. I colori sgargianti, ma non urlati, i preziosismi tecnici dovuti alla diversa consistenza dei materiali utilizzati, lo splendore iridescente delle ceramiche rendono il percorso interessante e denso di spunti di riflessione.

Dell’espressionismo iniziale o della violenza e della forza del suo amico Vedova qui non è rimasto molto per non dire nulla, ma va bene così, va davvero bene così.