E’ mancato ieri a 88 anni David Hockney, uno dei maestri contemporanei meno discussi.

Il suo testo, scritto con il critico e amico Martin Gayford, Una storia delle immagini, edito Einaudi, è fondamentale per addentrarsi non tanto e solo nella sua pittura, ma nella pittura in generale.

Diceva che non si dipinge quel che si vede, ma ciò che si ricorda, non con l’occhio, ma con la memoria e diceva anche che la fotografia non potrà mai competere con la pittura, perché non può rappresentare l’inferno e il paradiso.

Ora se quest’ultima affermazione è assai discutibile e frutto di un amore intenso ed essenziale per la pittura (amore che condivido appieno), la prima invece è illuminante: dipingere è un atto che inizia da dentro e non da fuori.

Il ragionare su ciò che si è visto, il ripensare (anche nel durante) a ciò che si è visto è dipingere.

La sua pittura fatta da un misto sapiente…

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