Leggendo l’intervista pubblicata dal Sole24Ore a Luca Buvoli queste sono le domande che vengono spontanee. Almeno a me, onesto e oscuro (più oscuro che onesto) mestierante di quadri, colori, pitture.

Luca Buvoli, bresciano, classe 1963, abitante a New York, con alle spalle numerose, per non dire numerosissime, mostre in tutte le principali capitali dell’occidente (come si dice mò), alle cortesi domande risponde raccontando come la sua mostra che ha a tema il Futurismo sia nata da raccolta di materiali, interviste, realizzazioni di files audio e video, disegni, murales, cose così, insomma.

E probabilmente, molto probabilmente, anzi di sicuro, ha ragione lui, che a ben pensare lo stesso facevano Michelangelo e Leonardo (spero che il buon Buvoli, se mai leggerà queste righe non si monti la testa più di quanto non se la sia già montata), spaziando tra scultura, pittura, architettura, poesia, lettere.

Stiamo assistendo ad un nuovo rinascimento e non ce ne siamo neanche accorti?

L’elettronica ha aperto questa strada?

Certo che fa impressione leggere di progetti artistici che durano anni, decenni e che si realizzano in due mostre contemporanee, come il nostro Buvoli ha intenzione di tenere a breve.

Due mostre? Insieme? Nello stesso momento? Impossibile a pensarsi qualche anno fa, ma se le mostre sono mostre di filmati, di installazioni video o sonore, allora la cosa diventa comprensibile. In quante sale si proietta lo stesso film, specie se di matrice hollywoodiana? Ma allora i riferimenti sono quelli a Michelangelo e Leonardo o dovrebbero essere, sempre per mantenerci nell’olimpo a Frank Capra o a Lubish? L’arte s’è ammalata di cinematografia? Tutto è cinema? La sosta imposta dal testo scritto o dal dipinto non sono più necessari o, meglio, sono solo sottoprodotti destinati agli addetti ai lavori capaci di tirarne fuori qualcosa di “elettronico” / “informatico” per il grande pubblico?

E’ così?

Il pensiero, la riflessione, la profondità si è appiattita nella vastità dell’umano numero?

 

I read an interesting interview to Mr. Buvola, 1963, italian, living in New York. He is on stage in London with a work about Futurism.

Reading his answer, we understand that his work has been built during several years of interviews and collections of different materials. Videos, sounds, drawnings, that’s what is showing in London. All this is a little bit stange for who, like myself, is thinking to art as colours and papers.

But probably, no, surely, he is right and I’m wrong. Didn’t Michelangelo and Leonardo work in the same way, using sculpture, painting, writing, architecture and poetry as they wanted? Yes, they did.

Are we fronting a new Rinascimento? Are we only a little bit absent-minded?

Have the computers and the net opened this new era?

For sure it is strange to read about artistic projects dated ten or more years and producing two contemporary installations in two different towns. That is Mr. Buvola next step.

But if this is a new Rinascimento are we sure that the reference should be Michelangelo and Leonardo? Maybe Frank Capra and Lubish are more appropriate, isn’t it true?

Has all art be affected by Cinemamania? Are nowadays the writings and the pictures only sub-products finalised to cinema authors?