Nel bel libro edito da Edizioni Se dal titolo Lettere, riflessioni, testimonianze di e su Jackson Pollock in un intervento di Allan Kaprow si legge:
“…. Grazie alla scelta di lavorare su formati molto grandi e, dunque, di mettere la tela per terra (con la conseguente incapacità di vedere la totalità dell’opera o anche una parte estesa ‘delle componenti’) Pollock poteva veramente dire che ‘diventava una cosa sola’ con le sue opere. L’automatismo dell’azione mette in rilievo non solo che non si tratta di una tecnica pittorica antica, ma anche che l’azioni sfiora il rito stesso; e dimostra che la pittura è uno degli elementi di questo rito. …….. Prima ho usato l’espressione ‘quasi assoluto’ a proposito del gesto, per distinguerlo dal giudizio dato su ogni movimento fatto sulla tela. Pollock interrompeva il suo lavoro e giudicava le sue ‘azioni’ con un occhio perspicace; le esaminava con cura molto a lungo prima di procedere a un’altra ‘azione’. Conosceva la differenza fra il gesto buono e quello cattivo. Grazie a questa consapevolezza si riallaccia alla comunità tradizionale dei pittori. ….”

Questa consapevolezza, questa alternanza tra lavoro e riflessione, tra automatismo, scatto, velocità e precisione e stasi, pausa, sosta, ammirazione, esame, sguardo, pensiero è l’essenza stessa della pittura.
Pollock aveva un controllo totale dello spazio. Componeva e scomponeva pittura con l’abilità e la precisione di un musicista, seguiva i gesti, ma li sapeva fermare, dirigere, sia in direzione che in peso, in profondità. In lui la pittura vive una delle sue pagine più grandi, per la completa apparente astrazione e viceversa per la fisicità della visione che impone.
Guardare un’opera di Pollock dipinta tra il 1945 e il 1952 comporta concentrazione e abbandono, attenzione e scivolamento, esattamente come quando si osserva una danza o una bella donna camminare. Bisogna coglierne l’essenza e allo stesso tempo si desidera afferrarne ogni particolare, vederne la complessità e seguirne ogni svolazzamento.
L’aver poi liberato il gesto pittorico dalla mera precisione, ma averle affiancato anche l’energia, la forza, la dinamica nel suo stato più apparentemente primordiale ha poi dato seguito a moltissime delle opere dipinte successivamente e non c’è dubbio che fare arte oggi, ovunque, Europa o Stati Uniti, significhi fare i conti con la gestualità della pittura.
Il dripping è un po’ come la tizia che fa le sculture improvvisate sulla sabbia, carino, ma piu’ come fenomeno da baraccone che come arte. Almeno la tipa che disegna con le mani AL VOLO è parecchio bravetta, ma paragonare la visione di alcune macchie informi con una bella donna è un azzardo che solo ad un disoccupato desideroso di fare critico d’arte può venire. Nessuno si è reso conto che okay forse (e non lo so affatto se è cosi’) pollock è stato magari il primo e va premiato per l’originalità di spacciare per arte delle spennellate, ma io che so disegnare bene, trovo molto molto piu’ complesso dipingere un bel Topolino piuttosto che far gocciolare della vernice sul mio palquet.
Mi dispiace se urto (o sveglio) la sensibiità di qualche fan sfegatato, ma se a voi piacciono cose cosi’ semplici perche’ “complesse e articolate nella loro semplicità” provate ad alzare il naso e guardare quanto e’ bella una nuvola o il dorso di una foglia. O fate una foto molto dettagliata ad una cascata. Vi viene un infarto.
Cmq, l’arte rara è un’altra cosa. Non puo’ essere cosi’ alla portata di tutti. Non rispondetemi, sto solo trollando, e non capitero’ mai piu’ su sto sito
Caro Paolo, ti rispondo, anche se mi hai invitato a non farlo perché, dici, non tornerai più qui, e lo faccio per rassicurarti e rassicurare anche gli altri eventuali lettori che il sottoscritto non è disoccupato e non vuole fare o giocare a fare il critico d’arte. Per il resto ognuno la pensa come vuole e nel caso specifico sono per una volta contento di stare dalla parte dei più che giudicano l’arte di Pollock una grande arte. Di solito mi capita il contario, ma per una volta che sono allineato all’opinione prevalente me la godo. Nel merito, a me pare che paragonare un’opera d’arte alla bellezza e perfezione di una foglia non sia un brutto complimento. Lo facessero ai miei lavori ne sarei lusingato. Pollock esprimeva armonia e l’armonia per essere colta va coltivata innanzi tutto dentro di sè. Se non torni mi spiace. se torni sarebbe bello ridiscutere con te, basta che, volontariamente o involontariamente non si scenda agli insulti, neppure mascherati. Non avere armonia dentro di sè a sufficienza per coglierla altrove non è insulto, capita, dipende dalle varie fasi della vita di ciascuno. Poi a volte si cambia e si vedono le cose con sguardo nuovo. ciao