Si sa che la leggerezza è una delle qualità che Calvino auspicava fosse tramandata al nuovo secolo e al nuovo millenio. Leggerezza significa (anche) libertà da ogni ideologia, da ogni verità costituita. Significa (anche) allegria e spensieratezza e questi sono alcuni dei pensieri che mi sono venuti ammirando le foto dei quadri di Jim Hodges, pittore della mia stessa leva (si sarebbe detto quando la leva militare aveva ancora un senso), che fa della leggerezza del disegno e del colore la propria chiave ispiratrice.

Sono dipinti e composizioni che vanno nella direzione della scuola di Matisse e dei suoi papier, in quei luoghi dove l’arte è fonte di ispirazione e riflessione, ma anche e soprattutto di divertimento e rilassamento intellettuale ed emotivo.

Guardare un quadro di Hodges significa non essere aggrediti dal nulla, da nessuna eccessiva colorazione o tratto del segno, da nessuna incontenibile energia vitale, ma essere accolti in un paradiso di suoni e colori gentili, nel senso di umani, educati, rispettosi e simpatetici.

Questo mi paiono le caratteristiche di Hodges. Insieme all’ironia che spesso sparge sulla tela, la sua leggerezza mi pare ben adatta alla nostra stanchezza occidentale, alla nostra voglia di dimenticare, di fermarci un attimo a ritrovare noi stessi in cascate di colori all’interno delle quali trovare il nostro colore.

Venezia, Fondazione Bevilacqua La Masa, Galleria di Piazza S. Marco, dal 5 febbraio al 5 aprile – Jim Hodges, Love, eccetera.