Avrò avuto trentanni quando mi imbattei per la prima volta in Tonino Guerra.

Avevo comprato “Il Miele” e me ne ero innamorato. La potenza evocativa del dialetto romagnolo nel racconto dei due fratelli morti di stenti l’uno vicino all’altro aveva richiamato alla memoria il viso di tanti vecchi intravisti sull’Appennino ligure nelle mie gite infrasettimanali in Vespa.

Bellissimo.

Da allora avevo scoperto e seguito questo grandissimo del nostro panorama letterario, uomo di immaginazione e di praticità infinita. Difficile unire le due cose. Guerra riusciva, come riusciva, soprattutto a far cantare ogni cosa raccontasse.

Ecco un brano da Il Miele:

Pirìn dagli Évi l’à e’ nóm de su por bà
che a la su volta l’éva quèl de nòn,
insòma i Pirin dagli Évi in finés mai
e i féva un mél
ch’l’éva l’udòur dla ménta.
La chèsa a mèza còsta,
la è dalòngh da e’ paàis e da la vala.

Vuìlt a n savói che in Amèrica, in primavéra,
u i è i tréni ch’i pasa tal pianéuri quérti ‘d móil e pésgh
e i pórta i bózz sagli évi
ch’al fa al rufièni da fiòur a fiòur
chè i rèm i n s móv par fè a l’amòur
e i n’aróiva a sguzlè tal campanèli.

Quèst l’è e’ mistir che fa Pirìn in primavéra:
e porta i bózz in ziréun tla campagna
e pu l’aspèta tl’òmbra che i chéul dagli évi,
lòvvi e smanèdi, i mètta incinta i fiéur.
Ecco parchè e’ nas i frótt
se no u n gn’i sarébb nè màili, nè pésghi e iniquèl.

ovvero:

Pierino delle Api ha il nome di suo padre
che a sua volta aveva quello del nonno,
insomma i Pierino delle Api non finiscono mai
e facevano miele
con l’odore della menta.
La casa, a mezza costa,
è lontana dal paese e dalla valle.

Voi non sapete che in America, a primavera,
ci sono i treni che passano nelle pianure di meli e peschi
e portano le arnie delle api
che fanno da ruffiane da fiore a fiore
perché i rami non si muovono per fare all’amore
e non arrivano a sgocciolare dentro le campanule.

Questo è il mestiere che fa Pierino in primavera:
porta le arnie in giro nelle campagne
e poi aspetta all’ombra che i culi delle api,
golose e impazienti, ingravidino i fiori.
Ecco perché nascono i frutti, altrimenti
non ci sarebbero né mele, né pesche, più niente.