“Noto anche, di volta in volta sempre meglio, quanto fosse necessario andare anche al di là dall’amore; è naturale amare ciascuna di queste cose mentre si fanno; ma se si mostrano le si fa meno bene: si giudica invece di dire. Si cessa di essere imparziali; e la cosa migliore, l’amore, rimane fuori dal lavoro, non lo penetra, resta immutato fuori di esso: ecco come nacque la pittura di atmosfera (che non è migliore di quella di contenuti). Si dipingeva: amo questa cosa. Nella quale ciascuno deve vedere bene se (e quanto – nota mia) l’ho amata. Questo non è per nulla detto, e c’è persino chi sostiene che d’amore non si parla. Così l’amore è impiegato senza residuo nel fare. Tale impiego dell’amore nel lavoro anonimo, da cui nascono cose tanto pure, non è forse riuscito a nessuno con tanta perfezione come al Vecchio (Cézanne – nota mia); in ciò aiutato dalla sua natura diffidente e scontrosa. Non avrebbe certo più mostrato a nessuno il suo amore, se avesse dovuto stringerne uno; ma con tale disposizione, spiegata intera grazie alla sua singolarità, si volse anche alla natura e seppe reprimere il suo amore per ogni mela, ponendolo per sempre nella mela dipinta.”
Note mie. Essere attaccati alla cosa quando si dipinge, a ciò che si è visto, anche se la visione è tutta interiore. E come potrebbe essere diversa? Con la maggiore esattezza possibile, cercando di ritrarre ‘insieme’ cosa e sentimento, perché vedere é sentire. Impossibile ritrarre la cosa se non partendo da un’altra cosa. La collina di fronte è diversa dalla finestra a nord da quella a est. Diversa per luce e angolatura. Ritrarre la cosa partendo dalla cosa. Dal punto di vista.