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Al contrario il Purgatorio ha pochi episodi che, per così dire, ci entusiasmano (intendo come contrario al “deludono”) più facilmente del resto dell’Inferno. Non dobbiamo fermarci ad orientarxi nella nuova astronomia del Monte del Purgatorio. Dobbiamo per prima cosa soffermarci sulle sfumature di Casella e Manfredi e specialmente Buonconte e La Pia, le cui anime sono state salvate dall’Inferno solo all’ultimo momento.

Io fui di Montefeltro, io son Buonconte;
Giovanna o altri non ha di me cura;
perch’io vo tra costor con bassa fronte.’
E io a lui: ‘Qual forza o qual ventura
ti traviò si fuor di Campaldino
che non si seppe mai tua sepoltura?’
‘Oh’ rispos’egli, a pié del Casentino
traversa un’acqua che ha nome l’Archiano,
che sopra l’Ermo nasce in Apennino.
Dove il vocabol suo diventa vano
arriva’io forato nella gola,
fuggendo a piede e sanguinando il piano.
Quivi perdei la vista, e la parola
nel nome di Maria finii: e quivi
caddi, e rimase la mia carne sola.’


Quando Buonconte finisce la sua storia, il terzo spirito parla:

Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
e riposato della lunga via’,
seguito il terzo spirito al secondo,
‘ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fe’, disfecemi Maremma:
salsi colui che innanellata, pria
disposando, m’avea con la sua gemma.’


Il prossimo episodio che colpisce il lettore che arriva fresco dall’Inferno è l’incontro con il poeta Sordello (canto VI), l’anima che apparve

altera e disdegnosa
‘Mantova’…. e l’ombra, tutta in sè romita,
surse ver lui del loco ove pria stava,
dicendo: ‘O Mantovano, io sono Sordello
della tua terra’. E l’un l’altro abbracciava.

L’incontro con Sordello a guisa di leon quando si posa, come un leone quando si sdraia, non colpisce più di quello con il poeta Statius nel Canto XXI. Stazio, quando riconosce il suo maestro Virgilio, smette di battere i piedi, ma Virgilio risponde – l’anima perduta che parla all’anima salvata

‘Frate,
non far, chè tu se’ ombra, ed ombra vedi.’
Ed ei surgendo: ‘Or puoi la quantitate
comprender dell’amor ch’a te mi scalda,
quando dismento nostra vanitate,
trattando l’ombre come cosa salda.’