Da qualche tempo (da quanto tempo esattamente non so) leggo e rileggo il libro di Giobbe.

Inizialmente era, diciamo così, un omaggio ad un carissimo amico cui questo testo era particolarmente caro. Un gesto di affetto e nulla più. Un ricordo, un sentimento, quel tipo di cose che si sente di dover fare e che, una volta fatte, ti fanno sentire inutilmente migliore.

Poi la lettura, nella triplice versione della Sacra Bibbia edizioni Paoline, dell’edizione Garzanti (traduzione Rev. Boccali e Rev. Di Vincenzo), dell’Adelphi a cura di Ceronetti, ha preso il sopravvento. E, per la prima volta in vita mia, ho sentito anche il desiderio di illustrarla, io che non ho mai disegnato neppure per le mie poesie o i miei racconti.

La storia è vagamente nota ed è noto anche che dai più viene giudicato uno straordinario testo poetico.

L’arrivo di questa misteriosa malattia che tutti ci ghermisce ha creato, ora, una strana assonanza tra la lettura delle disgrazie di Giobbe, il suo orgoglioso argomentare e quel che accade nelle nostre piazze e vie.

Oltre a disegnarlo, sto faticosamente cercando anche di scriverne.

Alla prossima.