Da Stefano Piantini rubo:

La Opera Della Settimana è di Giorgio de Chirico “Le Muse inquietanti” (1918, cm. 66 x 97 olio su tela. Milano, Collezione Privata).

Le Muse cui allude l’artista sono i due manichini, in primo piano. La figura in piedi reca un capo privo di lineamenti, segnato da due elementi di sartoria, il corpo ricorda le forme della scultura classica, il panneggio diviene una colonna, il torso è visto di spalle e si rispecchia nella statua che si scorge nell’ombra a destra, senza volto anch’essa, forse Apollo, la guida delle Muse.

Il secondo manichino, seduto su una scatola blu, al posto della capoccia porta un pomello, anch’esso da sartoria, il corpo è cucito e probabilmente è vuoto. Ai suoi piedi una maschera tribale e una scatola colorata (con il blu del sedile del manichino sono rappresentati i tre colori primari, blu, rosso e giallo).

L’ombra divide in due parti il dipinto. La pavimentazione dello spazio pare un palcoscenico, composto da assi di legno, sopraelevato rispetto al piano della piazza. Le linee delle assi convergono sul Castello Estense di Ferrara. Accanto al castello una fabbrica moderna (antico e contemporaneo) tra le due architetture la torre misteriosa che vedremmo in altre opere di de Chirico.

La linea netta tra palco e città metafisica delinea due diverse prospettive. Mancano vita, movimento e suono, il silenzio è parte del dipinto, anche la fabbrica è ferma, muta. Le Muse sono solo forme, senza umanità, senza energia, inquietanti, appunto. Sono oggetti che suggeriscono oggetti e configurazioni umane, ma non lo sono.

Le forme delle Muse, lo stesso dipinto, diverranno un punto di riferimento del Movimento Surrealista, che nasce sei anni dopo. Lo straniamento di fronte a un oggetto sospeso tra vita e morte, la realtà e la sua rappresentazione (il palcoscenico) i segni segreti nascosti negli oggetti posti nella composizione.

Un genio totale, un dipinto meraviglioso.