Il 27 ottobre scorso si è inaugurata la mostra Non chiamatemi Maestro del maestro Ferdinando Scianna.

Siciliano, oggi 78enne, Scianna iniziò a pubblicare appena ventunenne, anche grazie all’aiuto e al supporto di Sciascia che riconobbe in quel ragazzo le stigmate dei grandi.

Introdotto da Henri Cartier-Bresson, entra nel 1982 nell’agenzia Magnum, primo italiano e di lì inizia una carriera di continui successi.

Qui sono esposte una cinquantina di fotografie che illustrano, o, meglio, esemplificano tutto il suo percorso, i viaggi, le notazione, la moda. In rigoroso bianco e nero (Scianna dichiarò che la luce e il sole lo interessano solo perché fanno ombra) le fotografie sono di una bellezza spesso clamorosa.

Guardandole, osservandole, ricordavo quando Bacon diceva che un pittore deve inseguire un’immagine, l’immagine. Compito del pittore, per lui, ero quello di individuare e rappresentare l’immagine.

Ecco in questo sbagliava: la fotografia è immagine e nient’altro. La pittura è anche altro.

Quelle di Scianna appartengono a quella categoria che ti rimane dentro, che rivedi con la memoria anche molto tempo dopo la visione originaria, non solo perché spesso colgono l’essenziale di un luogo o di una atmosfera, ma anche e soprattutto perché si ergono nella loro silenziosità a testimoni della bellezza, a icone di un attimo, di un tempo, che una volta fermato lo attraversa per tornare a noi spesso, con continuità, con insistente caparbietà.

Bella mostra. Vale la pena muoversi e raggiungere via Zamenhof 11 per visitarla.