Martedì siamo andati alla prima del film francese Il Discorso perfetto.

Dato che non è un giallo, non rovino la visione a nessuno svelando che il discorso perfetto che il protagonista deve tenere è quello al matrimonio della sorella. Lui, il protagonista, Adrien, è un imbranato, ansioso e insicuro, così non è difficile immaginare lo stato di inquietudine nel quale la richiesta della famiglia per questo suo intervento lo pone. Per di più la fidanzata si è presa una pausa e questa è un’altra fonte di incontrollabile agitazione.

Non dico altro.

Dico solo che il film, ben recitato e pieno di trovate fantasiose e divertenti, anche troppe, poteva essere fatto durare meno. Non che duri chissà quanto: 87 minuti, tanto dura, sono nulla al confronto di alcune corazzate degli schermi. La moda di far durare i racconti cinematografici anche tre ore pare ormai abbia contagiato molti. Non questo. Questo solo 87 minuti, eppure sono troppi. Troppo insistita la cena in famiglia e del tutto esuberante, per dir così, il racconto della prima cotta del nostro Adrien e anche gli svariati esempi di discorsi più o meno perfetti.

Insomma carino, ben recitato, dicevo, a tratti si ride, spesso si sorride, ma dopo una mezzoretta alle volte si sbadiglia. Quando finisce il commento unanime è stato: sì, va bene, ma poteva durare meno.

Ah, dimenticavo: francese, molto, molto francese, ma questo nella mia opinione è tutt’altro che un difetto.

Alla prossima.