Nelle settimane scorse durante una delle nostre cene a Chiavari mentre io parlavo di Hopper e della sua luce il mio amico Mario Rocca richiamò il nome di Joaquìn Sorolla e mi invitò a scandagliare internet alla ricerca di riproduzioni di suoi quadri.

Nei giorni precedenti a quella cena più di un amico milanese mi aveva segnalato la mostra di Sorolla a Palazzo Reale.

Curiosa questa concomitanza non spiegabile altrimenti se non attraverso la potenza mediatica delle notizie e delle informazioni che da brevi cenni sui giornali o sui siti si intrufolano nei nostri pensieri: dico questo perché quando ricordavo a Mario della mostra di Milano lui mi rispondeva che non ne sapeva nulla.

Fatto sta che sono andato.

Uno splendore. Tra la sessanta opere o giù di lì esposte ce ne sono tre che meritano il viaggio e il biglietto.

La Tratta delle bianche (1894 – 166×195 cm), Cucendo la tela (1896, 222×300 cm) e La siesta (1911, 200×201 cm) esse già sole lasciano basiti. A queste si aggiungano le numerose tele sulle spiagge e sulle scogliere di Europa oppure le piccole vedute di Granada e Siviglia.

Peccato che in vecchiaia Sorolla si sia lasciato tentare da una enorme commissione americana tesa alla illustrazione dei costumi iberici. Questi ultimi quadri sono decisamente i meno convincenti.

Sorolla era un impressionista spagnolo che declinava “l’impressione” all’interno di una solida costruzione architettonica. Le sue pennellate sono tipicamente impressioniste, ma l’uso che ne fa ne è nettamente diverso- Mentre i francesi erano tutti dediti a catturare la luce per essa stessa, Sorolla ne fa il vestito di figure colte nel loro movimento.

Ciò detto la sua luce è la luce accecante della Spagna del sud, una luce invadente, protagonista, prima donna, contraria, se si vuole, a quella di Hopper. Mentre quella dell’americano era una atmosfera, un chiarore e un calore che avvolgeva le figure, quella dello spagnolo le scardina, le penetra, le fa nascere e le impone al nostro sguardo.

Mentre il Sorolla il bianco la fa da padrone, in Hopper il chiarore è sfumato. Qui la luce è luce piena. Là è luce al tramonto, serale.

Tutto ciò premesso, se ancora non si è capito, lo dico ancora più chiaramente: questa mostra merita il viaggio.