Pubblicato quest’anno (2022) Artivismo è una analisi di una tendenza generale che impregna di sé l’attività di artisti anche molto distanti tra loro.

All’inizio del testo Trione scrive: “Chi si misura oggi con i territori dell’arte contemporanea ha la sensazione di trovarsi in un viaggio attraverso paesi sempre diversi….” “Eppure, – continua Trione – se si porta al di là di un atteggiamento meramente descrittivo, questo immaginario nomade potrà rintracciare indirizzi prevalenti, convergenze inattese.

Quali sono questi indirizzi prevalenti? L’arte politica. L’arte impegnata.

Posta questa come tesi, l’autore passa alla dimostrazione citando Catellan, Ai Weiwei, Banksy, Steyerl, El Anatsui, Hatoum, Alys, Waddington, Abdessamad, Paladino, Inarritu, Balestrini, Bjork, Saraceno ed Eliasson. Ma anche Kiefer, Haacke e Kentridge.

E citando pure una lunga serie di autori (Benjamin e Adorno in primis, ma anche Baudelaire e altri) che con la propria opera hanno sorretto, da un certo punto di vista, un fare artistico il cui compito non è quello di illustrare il reale quanto quello di descriverlo svelandolo.

Ora che l’arte e la pittura siano (anche? solo?) modi per svelare il reale non sorprende. Persino le esperienze apparentemente più lontane da una posizione “politica” hanno sempre assunto posizioni politiche. Si pensi per esempio a quali sentimenti poteva suscitare la pittura en plein air degli impressionisti dipinta e presentata proprio durante l’inizio di quel fenomeno di urbanizzazione che ha portato Parigi alle dimensione attuali. Senza citare Picasso o Goya, citati d’altronde anche da Trione.

Quel che sorprende è la spettacolarizzazione di alcune espressioni artistiche, sia per dimensioni che per ripetitività o incisività, spettacolarizzazione che, sempre come avverte l’autore, può portare e spesso porta ad anestetizzare lo spettatore più che a smuoverlo, includendo l’arte nei telegiornali o nei rotocalchi televisivi.

Certo è che con la sempre maggiore pervasività dell’infosfera difficile chiamarsi fuori dai discorsi che avvolgono il pianeta, siano essi l’emergenza climatica che il fenomeno migratorio, anche se i discorsi sviluppati da alcuni (Banksy docet) sono indirizzati in maniera più generale contro la società occidentale, rilevando contraddizioni, sottolineando ipocrisie, illuminando potenziali poetiche.

In generale, comunque, per ogni artista e per ogni opera vale quel che scrisse Eco, quando dettava che il vero contenuto dell’opera diventa il suo modo di vedere il mondo e giudicarlo, risolto in modo di formare. E’ a questo livello che va condotto il discorso nei rapporti tra l’arte e il proprio mondo.

Trione, nelle pagine finali, leggendo le sottigliezze proprie di ogni opera d’arte, termina così: “E’ qui la meravigliosa e irreprimibile ambiguità dell’arte. Che, onnivora, assorbe e trasforma entità eteroclite – situazioni, gesti, icone. Senza mai abdicare alla propria identità, a quello che è stato chiamato lo splendore impellente dell’inutile….