Leggo sulla Lettura del Corriere di oggi un lungo articolo sulla vita e il pensiero (più sulla vita che sul pensiero) di Wittgenstein.

In esso è contenuto questo passo non virgolettato. Ignoro quindi se sia un pensiero di Wittgenstein o che l’autrice dell’articolo ha tratto liberamente dalla lettura delle sue opere. Il passo è questo:

Ma che cos’è infine l’identità se non un mito pericolosissimo che la filosofia ha edificato e che deve finalmente distruggere?

Il tema delle identità locali, nazionali, religiose è uno dei principali temi del nostro tempo. È a nulla vale il continuo ricordare che noi non siamo “uno”, ma siamo “relazioni”, che la nostre psiche, il nostro carattere, il nostro sentire è tale in quanto abbiamo studiato, imparato, vissuto, sentito esperienze “altre”, altre dal nostro essere io, dal nostro essere noi, dal nostro essere oggi e ieri. Siamo europei e uomini, in tanto in quanto intimamente consapevoli che la nostra essenza è essere gli altri con cui siamo entrati ed entriamo in contatto a prescindere dal come e quando e perché questo contatto sia avvenuto.

Nella pratica, l’idea che chi studierà la storia di questo periodo mi/ci riterrà colpevoli di ignoranza ed ignavia nel non aver riconosciuto che le ragioni dell’umanità sono essenzialmente superiori a qualsiasi io o noi, per quanto radicato ed esteso, mi fa inorridire, fa orrore di me stesso.