A Palazzo Reale, oltre alla mostra su Ingres di cui ho già detto, è in corso anche una straordinaria mostra che riunisce 19 opere del maestro (su 35 riconosciute dalla storiografia ufficiale).

La mostra, dicevo, è straordinaria, peccato che per le dimensioni delle opere di Antonello l’affluenza di pubblico impedisca sostanzialmente un pieno, rilassato, cosciente godimento delle opere stesse. I ritratti di Antonello, che costituiscono il cuore e la meraviglia della esposizione, hanno infatti dimensioni (ridotte) tali che due persone davanti già ne precludono la visione. E quando tocca a te, senti dietro gli altri cinque, dieci che sbirciano e vorrebbero a loro volta, giustamente, avvicinarsi quanto serve per osservare la maestria dei particolari.

Andrebbe quindi disciplinata ancora di più e meglio l’affluenza (già lo è) cercando di avere per ogni sala non più di cinque visitatori che a quel punto potrebbero distribuirsi meglio e a piacere. Difficile, forse impossibile da un punto di vista organizzativo.

Fatto si è che, pur avendo atteso l’ora di pranzo, l’afflusso era tale che non ho potuto vedere gran parte dei ritratti esposti se non per pochi secondi.

Cosa ci insegna Antonello? Da un punto di vista sociale che vivere in un centro minore costringe a cercare committenti tra le persone più umili. La scelta di questi numerosi ritratti di gente comune poteva certo dipendere da una sensibilità sociale maggiore, ma immagino che sia stata largamente dovuta anche a ragioni di bottega. Da un punto di vista pittorico che in ritrattistica lo sfondo nero (nei pittori contemporanei era da sempre neutro, ma non nero) fa ancor più e meglio risaltare la vivacità del viso. E ancora: che una tecnica eccellente (simile a quella di Vermeer – entrambi figli di Piero della Francesca) non garantisce capacità di sviluppo della superficie pittorica. Quando Antonello esce dalla ritrattistica le sue composizioni sono classiche, statiche, potrei osare anche un banali. Non sta lì la sua massima qualità, che invece incanta per gli sguardi, le velature della barba, le sopracciglia.

Vale la pena? Se riuscite a beccare un momento di minore, minimo afflusso sicuramente sì. se no armatevi di santa pazienza e aspettate il vostro fugace momento. Non è così da un certo punto di vista così tutta la la nostra vita?

Ps: la giubba rossa con i tagli verticali è il trisavolo dei tagli di Fontana?

Ps1: dipingere gli occhi del Cristo in croce come due grossi bottoni neri, come due grossi buchi nella tela, è una scelta geniale.