(continua)

Nel Canto XVIesimo del Purgatorio incontriamo Marco Lombardo, che discute a lungo della Libertà della Volontà e dell’Anima:

Esce di mano a lui, che la vagheggia
prima che sia, a giusa di fanciulla
che piangendo e ridendo pargoleggia,
l’anima semplicetta, che sa nulla,

salvo che, mossa da lieto fattore,
volentier torna a ciò che la trastulla.
Di picciol bene in pria sente sapore;
quivi s’inganna, e retro ad esso corre,
se guida o fren non torce suo amore.
Onde convenne legge per fren porre;
convenne regge aver, che discernesse
della vera cittade almeno la torre.

Più tardi (Canto XVIIesimo) è Virgilio stesso che istruisce Dante sulla natura dell’Amore:

“Nè creator né creatura mai”
cominciò ei, “figliol, fu senza amore,
o naturale o d’animo; e tu il sai.
Lo natural è sempre senza errore,

ma l’altro puote errar per malo obietto,
o per poco o per troppo di vigore.
Mentre ch’egli è ne’ primi ben diretto,
e ne’ secondi sé stesso misura,
esser non può cagion di mal diletto;
ma, quando al mal si torce, o con più cura
o con men che non dee corre nel bene,

contra il fattore adopra sua fattura.
Quinci comprendere puoi ch’esser conviene
amor sementa in voi d’ogni virtute,
e d’ogni operazion che merta pene.

Ho citato questi due lunghi passaggi, perché sono di quel tipo che un lettore può avere la tentazione di saltare, pensando che essi siano solo per studenti, non per lettori di poesia, o ritenendo che sia necessario aver studiato filosofia per comprenderli. Non è necessario aver individuato l’origine di questa teoria dell’anima dal De Anima di Aristotele per apprezzarla in quanto poesia. Indubbiamente se ci preoccupiamo troppo della filosofia è probabile che ci mettiamo nella posizione di non ricevere la sua bellezza poetica. E’ nella filosofia del mondo della poesia che dobbiamo entrare.