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Non possiamo, è sicuro, comprendere la Vita Nuova senza esserci immersi nella poesia dei contemporanei italiani di Dante, o almeno nella poesia dei suoi predecessori provenzali. I parallelismi letterari sono di grande importanza, ma dobbiamo stare attenti a non prenderli in senso puramente letterario e in maniera letterale. Dante scrisse più o meno all’inizio come gli altri poeti, non semplicemente perché egli ha letto i loro lavori, ma perché i suoi modi di sentire e di pensare erano davvero simili. Dato che per i poeti provenzali non ho sufficiente conoscenza per leggerli di getto. Quella gente misteriosa ebbe una propria religione che fu scrupolosamente e dolorosamente estinta dalla Inquisizione, tanto che noi difficilmente sappiamo più di loro di quanto non sappiamo dei Sumeri. Sospetto che la differenza tra questa sconosciuta, e spesso malignata, religione Albigese e il Cattolicesimo abbia una qualche corrispondenza con la differenza tra la poesia toscana e quella provenzale. Il sistema di Dante nell’organizzare il proprio sentire – il contrasto tra amore carnale più elevato o meno elevato, la transizione dalla Beatrice vivente alla Beatrice defunta, il montante Culto della Vergine, mi sembrano sue proprie.

In ogni caso, la Vita Nuova, oltre ad essere una sequela di stupende poesie legate da una particolare letteratura visionaria in prosa, è, credo, un trattato psicologico molto solido su un qualcosa connesso a ciò che oggi chiamiamo “sublimazione”. C’è anche un senso pratico della cose che accadono , che è antiromantica: non aspettarti dalla vita più di quanto essa non possa dare o dagli esseri umani più di quanto non possano offrire; e guardare alla morte per ciò che la vita non può dare. La Vita Nuova appartiene alla letteratura visionaria; ma la sua filosofia è la filosofia cattolica della disillusione.

La comprensione del libro è molto aiutata dalla consuetudine con Guido Guinicelli, Cavalcanti, Cino e altri. Si dovrebbe, in effetti, studiare lo sviluppo dell’arte dell’amore dai poeti Provenzali in avanti, dando la giusta attenzione sia alle somiglianze che alle differenze nello spirito; così come allo sviluppo della forma del verso e della stanza e alla lingua. Ma questo studio sarebbe inutile se non avessimo prima fatto il tentativo conscio, tanto difficile e faticoso come una rinascita, di attraversare lo specchio in un mondo che sembra ragionevole tanto quanto il nostro. Quando ripetiamo

Tutti li miei penser parlan d’Amore

dobbiamo smetterla di pensare a ciò che amore significa – qualcosa di diverso dal suo originale Latino, dal suo equivalente in Francese, o dalla sua definizione in un moderno dizionario Italiano.